Oggi, 12 agosto 2026, il cielo regala uno degli appuntamenti astronomici più affascinanti dell’anno. In Italia è attesa un’eclissi parziale di Sole, con il fenomeno che raggiungerà le sue fasi più interessanti nel tardo pomeriggio, verso il tramonto.

A Cremona, però, per accorgersi che qualcosa di particolare sta per accadere non serve necessariamente guardare il cielo. Basta alzare gli occhi verso uno dei simboli della città: l’orologio astronomico del Torrazzo.

Il suo straordinario meccanismo sta infatti riproducendo sul grande quadrante i movimenti celesti che accompagnano l’eclissi. Le lancette del Sole e della Luna si stanno portando in corrispondenza dell’asta che rappresenta il cosiddetto Drago, elemento fondamentale del complesso sistema astronomico dell’orologio.

Un dettaglio che racconta ancora una volta quanto sia sorprendente il capolavoro custodito sul Torrazzo: un meccanismo concepito più di cinque secoli fa capace di rappresentare fenomeni astronomici che ancora oggi continuano ad affascinarci.

Un orologio che racconta il cielo

L’orologio astronomico del Torrazzo fu realizzato dagli ingegneri cremonesi Francesco e Giovan Battista Divizioli, padre e figlio, tra il 1583 e il 1588, sostituendo un precedente quadrante di dimensioni più contenute.

Quello attuale raggiunge un diametro di circa 8,40 metri ed è considerato tra i più grandi orologi astronomici del mondo. Il suo spettacolare quadrante non indica soltanto l’ora: rappresenta la volta celeste, lo Zodiaco e i movimenti del Sole e della Luna.

Esiste inoltre la suggestiva ipotesi di un’influenza degli studi di Janello Torriani nella concezione dei sofisticati meccanismi astronomici dell’orologio.

La lancetta del Drago e il segreto delle eclissi

Tra gli elementi più affascinanti del sistema c’è proprio l’asta del Drago, dotata simbolicamente di una testa e di una coda.

Il suo movimento permette di rappresentare l’intersezione dell’orbita lunare con l’eclittica. Quando la posizione del Drago si combina con quelle del Sole e della Luna, il quadrante è quindi in grado di segnalare il verificarsi di un’eclissi di Sole o di Luna.

Si tratta di una caratteristica particolarmente preziosa dell’orologio cremonese. L’asta del Drago è anche la più lenta dell’intero meccanismo: per completare una rotazione impiega circa 18 anni e sei mesi.

Come spiega Alessandro Maianti, studioso e appassionato dell’orologio astronomico del Torrazzo, il principio alla base del funzionamento è matematico: la ciclicità dei fenomeni celesti viene tradotta attraverso gli ingranaggi e riportata sul grande planisfero.

L’orologio cremonese può così segnalare le eclissi indipendentemente dal punto della Terra dal quale risultano effettivamente osservabili.

Quattro indicazioni per leggere il cielo

Osservando attentamente il quadrante si scopre un autentico trattato di astronomia trasformato in meccanica.

Una lancetta indica l’orario secondo un ciclo di 24 ore; quella del Sole e dello Zodiaco rappresenta il movimento apparente del Sole attraverso i segni zodiacali e i mesi dell’anno; quella della Luna mostra il ciclo e le fasi lunari. A queste si aggiunge l’asta del Drago, fondamentale per individuare le condizioni astronomiche nelle quali possono verificarsi le eclissi.

Il risultato è una macchina capace di trasformare il movimento del cielo in un linguaggio visibile a chiunque si trovi davanti al Torrazzo.

Oggi occhi al cielo… e al Torrazzo

L’eclissi di oggi avverrà quando il Sole sarà ormai piuttosto basso sull’orizzonte. Le condizioni di osservazione dipenderanno quindi molto dalla posizione e dalla presenza di ostacoli verso il tramonto.

Ma a Cremona l’appuntamento offre anche un motivo in più per fermarsi in Piazza del Comune e osservare il grande quadrante del Torrazzo.

Dietro quelle lancette continua infatti a lavorare un sistema di ingranaggi, pesi e contrappesi, collegato attraverso rinvii meccanici al quadrante esterno e ancora oggi caricato manualmente per garantirne il funzionamento.

Mentre sopra Cremona Sole e Luna si preparano al loro incontro, sulla facciata del Torrazzo un meccanismo nato nel Cinquecento continua a raccontarlo.

Da oltre cinque secoli.

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