Nel dedalo silenzioso del centro storico cremonese, la Chiesa delle Sante Margherita e Pelagia (nota anche come chiesa di Santa Rita) è una piccola perla manierista che incanta con la sua facciata elegante e gli interni interamente affrescati. Costruita a metà Cinquecento su progetto del grande Giulio Campi, è un luogo ideale per chi ama scoprire la storia e l’arte con passo lento e curioso. Gesù raccontato attraverso affreschi raffinati, dove ogni scena sembra sussurrare segreti antichi solo a occhi attenti.
Ricostruita tra il 1542 e il 1552 su volontà dell’umanista cremonese Marco Gerolamo Vida, la chiesa fu affidata al genio di Giulio Campi, che realizzò anche il ciclo pittorico interno, coadiuvato dal fratello Antonio.
La facciata gioca sul contrasto cromatico tra cotto rosso e pietra bianca, con lo stemma di Vida incastonato nel timpano. All’interno, una singola navata con sei altari laterali e cupola presbiteriale: l’insieme è un esempio raffinato di equilibrio stilistico manierista
Le pareti sono rivestite da un vasto ciclo di affreschi sulle scene della Vita di Cristo, mentre le nicchie ospitano statue terracotte degli Apostoli, opera di Antonio Campi.
Dopo decenni di chiusura e abbandono, la chiesa fu riaperta al culto il 22 maggio 1929, nel giorno dedicato a Santa Rita da Cascia, cui è dedicata da allora: in quella data si svolge la tradizionale benedizione delle rose, con una forte devozione popolare.
Si racconta che all’interno di una nicchia laterale, uno degli Apostoli in terracotta, scolpito da Antonio Campi, pare abbia un piccolo graffio sul mantello: una leggenda popolare locale sostiene che sia opera di un giovane apprendista che, geloso del fratello Giulio, tentò di firmare la scultura di nascosto. Nessuna firma è mai apparsa, ma il graffio rimane come un misterioso “mini-autografo” di sospetto invidia artistica — un dettaglio che pochi notano, ma che rende la visita ancora più affascinante.
“Ogni affresco è una porta aperta sul passato: entrare qui è ascoltare la vita di Cristo dipinta con anima cremonese.”