Nel cuore silenzioso di Cremona, accanto all’Ospedale Maggiore, si trova la chiesa di San Sigismondo, un gioiello nascosto dell’arte sforzesca, voluto da Bianca Maria Visconti per celebrare il suo matrimonio con Francesco Sforza nel 1441. Qui, tra affreschi pieni di luce e fede, Giulia – e te, esploratrice indipendente – potrà vivere un’esperienza fatta di arte, spiritualità e suggestioni.
La chiesa, edificata nel giugno 1463 (la posa della prima pietra fu il 20 giugno 1463) su progetto dell’ingegnere milanese Bartolomeo Gadio, sorge sul luogo della cappella dove avvenne il matrimonio tra Bianca Maria e Francesco Sforza. Il suo significato simbolico promuove il passaggio ducale dei Visconti agli Sforza, e ancora oggi la pietra originale è visibile entrando nella prima cappella a destra.
A partire dal 1535, l’interno della chiesa fu decorato da artisti come Camillo Boccaccino, Giulio Campi, Bernardino Campi, Bernardino Gatti e altri. Il risultato è un ciclo pittorico unitario: nella cupola dell’abside, Cristo in gloria sorretto da angeli è immerso in un alone di luce tra nubi creative e figure stilisticamente armoniose, che ricordano il Correggio e il Parmigianino.
Tra le scene principali spiccano “Cristo e l’adultera” e la “Resurrezione di Lazzaro” di Camillo Boccaccino (circa 1540), mentre Giulio Campi firma la grande pala dell’altare maggiore raffigurante la Madonna in gloria accolta da santi e dai duchi Visconti‑Sforza inginocchiati.
Dodici cappelle riccamente affrescate, completate tra Cinque e Settecento. Quelle più vicine al coro includono opere come “La Natività” e “Il Riposo durante la fuga in Egitto” (Gervasio Gatti), e scene del Battesimo di Cristo e Cena in casa di Simone (Antonio Campi)
Non perderti il coro ligneo monumentale, opere in ferro battuto e ottone, la cantoria e l’organo di Luigi Vincenzo Acerbis (1861), incassato nella cassa disegnata da Bernardino Campi.
Il chiostro del convento (1505) conserva la porta in rovere lavorata dai fratelli Sacca nel 1536, con simboli Visconti e Sforza. Nel refettorio si ammira una Ultima Cena del 1508 di Tommaso Aleni, ispirata all’opera leonardesca a Milano.
La chiesa, abitata da monache domenicane di clausura dal 2007, è visitabile solo in occasioni speciali o aperture straordinarie: ti consigliamo di consultare gli eventi locali per accedervi in periodi di apertura.
Si racconta che la giovane Sofonisba Anguissola, futura celebre pittrice cremonese, da bambina accompagnasse suo padre all’interno del cantiere di San Sigismondo, affascinata dagli affreschi di Bernardino Campi. Le forme e i colori delle grottesche e dei putti giocosi lasciarono un’impronta nella sua immaginazione artistica, influenzando il suo talento precoce.
“Viaggiare significa immergersi nell’arte che parla – entrare in una chiesa come San Sigismondo è ascoltare con gli occhi la voce del passato.”