Il 16 novembre 2025 ricorre un anniversario che dovrebbe risuonare in tutta Italia, ma che per Cremona ha un significato ancora più profondo: quattrocento anni dalla morte di Sofonisba Anguissola, una delle figure più straordinarie della storia dell’arte, e la più grande pittrice che la nostra città abbia mai dato al mondo.

Nata a Cremona nel 1532, Sofonisba fu una donna libera in un tempo che la libertà femminile non la contemplava nemmeno. Allieva di Bernardino Campi, ritrattista raffinata e innovatrice, viaggiatrice tra corti e regni, fu la prima artista donna della storia a raggiungere una fama internazionale senza appartenere a un convento o a una bottega maschile.
Dipinse re e regine, nobildonne e filosofi, ma soprattutto se stessa: una donna che guarda il mondo con consapevolezza, ironia e coraggio, ben prima che la parola “emancipazione” trovasse posto nei dizionari.

Oggi, a quattro secoli dalla sua morte, Cremona la celebra con una serie di incontri dal titolo “Donne per l’arte – Conversazioni sulla figura di Sofonisba Anguissola”, un’iniziativa che si snoda dal 6 al 27 novembre tra musei, sale civiche e istituzioni culturali.
Un programma di alto valore, con la partecipazione di storici dell’arte, scrittrici, artiste e studiose, che offrirà sguardi diversi su questa figura straordinaria.

Eppure, nonostante la qualità dei nomi e l’impegno delle realtà coinvolte, una domanda inevitabile aleggia su questo anniversario: è davvero questo il modo in cui una città come Cremona può ricordare la sua più grande pittrice?
È sufficiente una serie di conversazioni, per una donna che ha sfidato il suo tempo, rivoluzionato il ruolo dell’artista e dato un contributo fondamentale alla storia della pittura europea?


Un’eredità viva, non un anniversario di calendario

Cremona non è nuova a riconoscere il valore di Sofonisba.
Nel 1994, la mostra “Sofonisba Anguissola e le sue sorelle” restituì all’Italia e al mondo il ritratto completo di una famiglia di artiste uniche, e collocò Sofonisba nel pantheon dei grandi maestri del Rinascimento.
Nel 2022, il Museo Civico Ala Ponzone ha presentato la Madonna dell’Itria, un dipinto riscoperto e restaurato nei laboratori cremonesi, proseguendo un lavoro di ricerca e tutela che ha confermato l’importanza di un’eredità ancora viva.

Ma oggi, nel 2025, la celebrazione dei quattrocento anni sembra non riuscire a superare la soglia della memoria.
L’arte di Sofonisba continua a parlarci, ma noi sembriamo non ascoltarla con abbastanza convinzione.
Forse perché in Italia — e anche qui, a Cremona — siamo abituati a considerare la cultura come qualcosa da conservare, non da rilanciare.
Eppure, la lezione di Sofonisba è esattamente l’opposto: un invito a guardare avanti, a sperimentare, a osare.


Cremona e la sfida della visione culturale

Celebrarla oggi non significa soltanto allestire una mostra (che comunque sarebbe un atto doveroso e atteso), ma riaprire una conversazione sul ruolo che l’arte e la cultura possono avere nella costruzione del futuro di questa città.
Sofonisba Anguissola non è solo un nome da ricordare, è una chiave di lettura per interpretare il presente:

  • la centralità del talento femminile e il riconoscimento del merito;
  • la connessione tra arte, educazione e formazione;
  • la capacità di trasformare la cultura in motore identitario e turistico.

Cremona, con il suo straordinario patrimonio artistico, musicale e artigianale, può — e deve — diventare un luogo in cui figure come Sofonisba tornano ad essere motori di ispirazione e partecipazione.
Un laboratorio di idee, dove arte, turismo e innovazione convivono.

Immaginiamo, ad esempio, un percorso urbano “Sulle tracce di Sofonisba”, un itinerario esperienziale che unisca musei, piazze, scuole e spazi creativi, trasformando la città in una galleria diffusa.
Oppure un festival annuale del talento femminile, dedicato alle arti visive, alla fotografia e al design, che colleghi il nome di Sofonisba alle nuove generazioni.
O ancora una residenza d’artista che inviti giovani pittrici e illustratrici a lavorare a Cremona, traendo ispirazione dai suoi luoghi e dalla sua storia.

Sono progetti concreti, coerenti con lo spirito del suo tempo e con la missione contemporanea di una città che vuole essere viva, aperta, generosa di cultura.


Una donna del Cinquecento che parla al nostro secolo

Sofonisba Anguissola non ha bisogno di essere attualizzata: lo è già.
La sua vita racconta la fatica e la bellezza di essere donna, artista, viaggiatrice, intellettuale, in un mondo che cercava di limitarla.
Ma racconta anche l’incredibile forza di chi, con il talento e la tenacia, riesce a lasciare un segno indelebile.

La sua figura racchiude tutto ciò che oggi chiamiamo empowerment, inclusione, educazione al bello.
Il suo sguardo, fiero e curioso, che ci osserva dai ritratti conservati nei musei del mondo, è ancora una lezione di coraggio e di identità.
E questo è ciò che dovremmo celebrare: non solo la sua arte, ma il suo esempio.

Perché Sofonisba non è soltanto un capitolo della storia dell’arte cremonese:
è un simbolo di ciò che l’Italia potrebbe essere quando riconosce il valore delle sue figlie migliori, e di come una città possa riscoprirsi attraverso la loro voce.


Un appello da Cremona

Per questo, il 16 novembre non dovrebbe essere solo una data da calendario, ma un punto di partenza.
Cremona ha l’occasione — e la responsabilità — di trasformare questa ricorrenza in un progetto di lungo periodo: culturale, educativo, turistico e identitario.
Non una celebrazione chiusa, ma un percorso aperto che parli alle scuole, ai musei, agli artisti, ai cittadini.

Non serve solo ricordare Sofonisba: serve ricominciare da lei.
Perché una città che sa raccontare il suo passato con intelligenza, può costruire il suo futuro con visione.

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