Nel pomeriggio del 28 dicembre la Cattedrale di Cremona ha accolto la celebrazione conclusiva del Giubileo della Chiesa cremonese. Un appuntamento che ha rappresentato non tanto la fine di un percorso, quanto il passaggio da un tempo straordinario a una responsabilità quotidiana, vissuta nella vita della città e delle comunità del territorio.

La Messa solenne, presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, si è svolta in una Cattedrale gremita, ben oltre la capienza dei posti a sedere. Un dato che racconta, più di ogni parola, il coinvolgimento di un’intera diocesi in un anno segnato da riflessioni, celebrazioni e momenti di incontro diffusi.

Un evento corale, nel senso più pieno del termine

Elemento centrale della celebrazione è stata la musica. Sedici corali, per un totale di 273 cantori provenienti da tutto il territorio diocesano, hanno animato la liturgia sotto la guida di don Graziano Ghisolfi. Non un’esibizione, ma un’esperienza condivisa: un “coro di cori” capace di restituire visivamente e sonoramente l’idea di una Chiesa fatta di molte voci, storie e sensibilità diverse, unite da un cammino comune.

Il canto, più volte richiamato durante l’omelia, è apparso come il segno più concreto lasciato dal Giubileo: non un ricordo statico, ma un’espressione viva di gratitudine, gioia e consapevolezza di una presenza che accompagna il quotidiano.

Dal tempo straordinario alla vita quotidiana

La liturgia della domenica della famiglia di Nazareth ha offerto al vescovo Napolioni l’occasione per invitare i fedeli a non leggere la conclusione del Giubileo come un bilancio, ma come un rilancio. Un tempo vissuto intensamente che ora chiede di essere tradotto nella normalità: nelle relazioni, nel lavoro, nella cura delle fragilità e nella responsabilità verso gli altri.

Il Giubileo, vissuto attraverso pellegrinaggi, sacramenti e momenti di preghiera, ha attraversato luoghi diversi: dalla Cattedrale ai santuari, dal carcere agli spazi della sofferenza, fino alla “porta accanto”. Un’esperienza che ha coinvolto l’intero tessuto umano e sociale del territorio, restituendo il senso di una comunità chiamata a camminare insieme.

Un gesto che parla alla città

Al termine della celebrazione, il canto del Magnificat ha accompagnato un gesto simbolico di grande forza: il vescovo ha portato la croce giubilare verso la porta della Cattedrale per benedire la città. Un segno che ha voluto idealmente collegare l’esperienza vissuta all’interno della chiesa con la vita che scorre fuori, nelle strade e nei quartieri di Cremona.

Il Giubileo si chiude così non con una conclusione, ma con un invito: custodire quanto ricevuto e renderlo fecondo nel tempo ordinario. Un’eredità fatta di comunione, ascolto e responsabilità, che continua a interrogare e accompagnare la città nel suo cammino.

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