Il nome di Boccaccio Boccaccino (Ferrara, ante 1466 – Cremona, 1525) è oggi al centro dell’attenzione grazie alla grande mostra Il Rinascimento di Boccaccio Boccaccino, in programma dal 10 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 al Museo Diocesano di Cremona. L’esposizione, affidata alla direzione scientifica di Francesco Ceretti e Filippo Piazza, rappresenta il primo omaggio monografico al pittore a cinquecento anni dalla sua morte, ed è frutto di un accurato lavoro di ricerca che vede coinvolti storici dell’arte, musei e istituzioni.

Tra le molte tappe della sua carriera – dagli esordi ferraresi al soggiorno veneziano, fino al passaggio a Roma – nessuna ha segnato la sua identità artistica quanto la stagione cremonese, dominata dalla grande impresa decorativa nel Duomo di Cremona.


Le prime commissioni in Duomo

Boccaccino giunse a Cremona nel 1506. Qui ricevette subito un incarico prestigioso: dipingere il Cristo in gloria nel catino absidale e l’Annunciazione sull’arco trionfale. In queste prime prove cremonesi si riconosce la maturità di un pittore che aveva assorbito la lezione di Leonardo a Milano e il linguaggio poetico di Giorgione a Venezia, tradotti in una formula classicheggiante fatta di figure monumentali e colori accesi, capaci di conferire alle scene un’intensità luminosa nuova per Cremona.


Il grande ciclo della navata

Il momento culminante del suo rapporto con la città fu però il cantiere della navata centrale, affrontato tra il 1523 e il 1524. Qui Boccaccino realizzò otto Scene della vita della Vergine e la Disputa di Gesù nel tempio: un racconto per immagini che, ancora oggi, accompagna lo sguardo dei fedeli e dei visitatori.

Questi affreschi sono unanimemente considerati capolavori assoluti del Rinascimento padano. Vi si avverte l’eco delle suggestioni romane – dove l’artista aveva soggiornato intorno al 1513 – e la conoscenza delle incisioni mariane di Albrecht Dürer, rielaborate in chiave personale. Il risultato è una pittura colta, raffinata, ma allo stesso tempo immediata nella sua capacità narrativa.


Un artista “raro ed eccellente”

Il valore della sua opera non sfuggì neppure ai contemporanei: Giorgio Vasari, nelle celebri Vite, lo definì un pittore “raro ed eccellente”. A Cremona, Boccaccino non fu solo un artista forestiero, ma divenne protagonista di un linguaggio figurativo capace di coniugare tradizione ferrarese, innovazione veneziana e spirito romano.


Una mostra e un percorso nella città

La mostra al Museo Diocesano non è soltanto un’esposizione di capolavori provenienti da prestigiose istituzioni come gli Uffizi, la Galleria Estense, il Museo di Capodimonte, il Museo Civico di Padova e il Museo Correr di Venezia. È anche un’occasione per riscoprire Cremona stessa come laboratorio del Rinascimento, a partire dal Duomo, dove gli affreschi di Boccaccino possono essere ammirati ancora oggi nel loro contesto originario.

Il percorso espositivo e la visita in Cattedrale diventano così complementari: da un lato l’approfondimento scientifico offerto dal museo, dall’altro l’esperienza diretta di un ciclo pittorico che continua a raccontare, dopo cinquecento anni, la forza visionaria di un artista che seppe fondere scuole e linguaggi diversi in un’armonia senza tempo.

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