Un Rembrandt alla Pinacoteca Ala Ponzone

Dal 6 marzo fino al mese di giugno, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona ospiterà una mostra dedicata a uno dei protagonisti assoluti della pittura europea del Seicento: Rembrandt van Rijn.

L’esposizione nasce da uno scambio tra istituzioni museali: la Pinacoteca ha concesso in prestito un’opera di Giuseppe Arcimboldo, ottenendo in cambio l’arrivo a Cremona di un dipinto di Rembrandt. Un’operazione che testimonia come anche musei di dimensione non metropolitana possano inserirsi in circuiti internazionali di collaborazione, favorendo la circolazione delle opere e delle idee.

Un uomo “all’orientale”

Il dipinto in arrivo a Cremona raffigura un uomo abbigliato all’orientale, un soggetto che rientra pienamente nell’interesse di Rembrandt per l’esotismo, per la varietà dei costumi e per la resa intensa e analitica dei volti. Non si tratta di una semplice scena di genere: come spesso accade nell’opera del maestro olandese, l’attenzione è concentrata sulla luce e sull’espressione psicologica.

Rembrandt utilizza l’abbigliamento come strumento narrativo, ma è nella costruzione luminosa e nel trattamento della materia pittorica che emerge la sua cifra stilistica. Il volto, modellato attraverso forti contrasti chiaroscurali, diventa il centro emotivo dell’opera. L’“orientalità” non è descrizione etnografica, ma suggestione culturale, segno di un’Europa del Seicento curiosa e attraversata da scambi commerciali e intellettuali.

Un’occasione per rileggere la collezione

L’arrivo di un’opera di Rembrandt offre anche l’opportunità di rileggere la collezione della Pinacoteca Ala Ponzone in una prospettiva più ampia. Mettere in dialogo un maestro olandese con il patrimonio locale permette di osservare affinità e differenze, confrontando scuole pittoriche, sensibilità e soluzioni tecniche.

Lo scambio con l’opera di Arcimboldo, a sua volta artista di respiro europeo, ricorda come la storia dell’arte sia fatta di circolazioni e contaminazioni, non di confini rigidi.

Una mostra di respiro internazionale in città

La presenza di un dipinto di Rembrandt a Cremona per alcuni mesi rappresenta un’occasione significativa per il pubblico locale e per i visitatori interessati alla pittura del Seicento. Non è frequente poter osservare da vicino un’opera del maestro olandese senza spostarsi verso grandi capitali europee.

La mostra, visitabile da marzo a giugno, si inserisce così nel calendario culturale cittadino come un appuntamento di rilievo, capace di ampliare l’offerta museale e di proporre un confronto diretto con uno dei grandi nomi della storia dell’arte.

Soncino tra i borghi più belli: eccellenza cremonese riconosciuta in Italia e nel mondo

Anche nel 2026 Soncino si conferma tra le eccellenze del patrimonio italiano, consolidando un riconoscimento che va ben oltre i confini nazionali. Inserito stabilmente nella rete dei Borghi più belli d’Italia, il paese all’ombra della Rocca sforzesca continua a distinguersi come uno dei luoghi più affascinanti del panorama storico e culturale europeo.

Il riconoscimento arriva all’interno di un contesto selettivo e rigoroso. Alla fine dello scorso dicembre la rete dei Borghi più belli d’Italia si è ampliata con l’ingresso di sette nuovi Comuni, portando a 382 il numero totale delle località certificate. Un processo che non prevede scorciatoie: criteri stringenti, valutazioni approfondite e un’attenzione costante alla qualità urbana, storica e paesaggistica.

In questo scenario, la provincia di Cremona può contare su una presenza di rilievo. Oltre a Soncino, restano confermati Gradella di Pandino, per il Cremasco, e Castelponzone, per il Casalasco: tre borghi diversi per dimensioni e identità, ma accomunati da una forte capacità di attrazione turistica e da un patrimonio ben conservato.

Soncino, tuttavia, gioca una partita ancora più ampia. È infatti uno dei pochissimi Comuni italiani a far parte anche della Federazione Internazionale Les plus beaux Villages de la Terre, che riunisce poco più di mille borghi d’eccellenza nel mondo. Un circuito che coinvolge realtà selezionate in Europa, Asia e Medio Oriente, rendendo il borgo cremonese una vera e propria ambasciata del territorio a livello globale.

Pur non esistendo una classifica ufficiale, incrociando riconoscimenti, criteri di accesso e continuità nel tempo, Soncino si colloca oggi tra i borghi più qualificati del panorama italiano e internazionale. Un dato che trova conferma anche nei numeri: oltre 42mila visitatori all’anno, una Rocca sforzesca tra le fortificazioni meglio conservate e più visitate d’Italia e il Museo della Stampa, riconosciuto tra le collezioni più apprezzate a livello mondiale.

Un inizio d’anno che rafforza il ruolo di Soncino come punto di riferimento culturale e turistico della provincia di Cremona, dimostrando come la qualità, la tutela del patrimonio e la visione a lungo termine possano trasformare un borgo in un’eccellenza riconosciuta ben oltre i propri confini.

Pellegrinaggio ad Assisi: Celebra gli 800 Anni del Transito di San Francesco

Cremona, con la sua ricca eredità storica e spirituale, è un punto di partenza ideale per avventure che uniscono fede, cultura e scoperta. Se stai cercando un’esperienza unica che ti porti nel cuore dell’Umbria, non perdere l’opportunità di partecipare al Pellegrinaggio ad Assisi organizzato in occasione degli 800 anni del Transito di San Francesco, dal 10 al 12 marzo 2026. Questo evento speciale ti permetterà di immergerti nella vita e nell’eredità del Santo Patrono d’Italia, visitando luoghi sacri e iconici.

Un Viaggio Spirituale Indimenticabile

Il pellegrinaggio è dedicato alla commemorazione del Transito di San Francesco, un momento fondamentale nella storia della spiritualità cristiana. Durante il soggiorno ad Assisi, avrai l’occasione di assistere all’Ostensione del Corpo di San Francesco, un’esposizione straordinaria che si terrà dal 22 febbraio al 22 marzo 2026. Immagina di trovarti di fronte alle spoglie del Santo, custodite nella maestosa Basilica di San Francesco, circondato da un’atmosfera di pace e riflessione.

Il programma include visite guidate a siti emblematici come la tomba del Beato Carlo Acutis, il giovane santo moderno patrono di internet e dei giovani, e la Basilica di Santa Chiara, dove potrai ammirare le reliquie della santa e riflettere sulla sua devozione a San Francesco. Assisi, con le sue colline verdeggianti, le basiliche affrescate e le stradine medievali, è un vero gioiello dell’Umbria, perfetto per chi ama combinare spiritualità con bellezze artistiche e naturali.


Dettagli Pratici e Partenze Comode

Partire da Cremona o dalle zone limitrofe è semplicissimo! Le partenze sono previste in bus GT da diverse città del Nord Italia, tra cui Monza, Milano, Lodi, Parma, Piacenza e Bologna. Piacenza, a soli pochi chilometri da Cremona, rende questo pellegrinaggio accessibile per i nostri concittadini e i visitatori della provincia. Il viaggio è organizzato per garantire comfort e sicurezza, con un itinerario studiato per massimizzare l’esperienza senza stress.

  • Date del Pellegrinaggio: 10-11-12 marzo 2026
  • Prezzo: € 295 a persona, pensione completa (include trasporti, alloggio, pasti e visite guidate)
  • Informazioni e Prenotazioni: Contatta Anna al numero 3473 484 988 o visita il sito dell’organizzatore Apostolide lmicamore.

Questo pacchetto tutto incluso è ideale per singoli, famiglie o gruppi parrocchiali. Non è solo un viaggio, ma un’opportunità per rinnovare la fede, scoprire storie ispiratrici e connettersi con una comunità di pellegrini provenienti da tutta Italia.


Perché Partecipare proprio da Cremona?

Cremona, città dalla forte vocazione spirituale e artistica, ha da sempre un legame profondo con la tradizione francescana: basti pensare alla presenza storica dei frati minori e alla devozione popolare per San Francesco che si respira anche nelle nostre chiese e confraternite. Partecipare a questo pellegrinaggio ad Assisi significa quindi non solo immergersi nei luoghi sacri del Poverello, ma anche rinnovare un legame antico che unisce la nostra terra lombarda all’Umbria di Francesco.

Il punto di forza? La comodità assoluta. Il bus GT passa proprio da Piacenza (a soli circa 40 km da Cremona, raggiungibile in meno di 45 minuti in auto o treno), rendendo l’esperienza accessibile senza lunghe trasferte preliminari. Niente stress di guida per centinaia di chilometri, niente cambi complicati: sali sul pullman GT direttamente dalla zona di Piacenza e in poche ore sei ad Assisi, pronto a vivere tre giorni intensi di fede, preghiera e bellezza.

Per chi vive a Cremona o in provincia, questo è il modo ideale per concedersi un “ritiro” rigenerante senza rinunciare al comfort: € 295 tutto incluso (pensione completa, viaggio, visite guidate e l’emozionante ostensione del corpo di San Francesco), in un momento storico unico per celebrare gli 800 anni del suo Transito.

Se ami la storia, l’arte sacra, la natura umbra e soprattutto desideri un’esperienza che nutra l’anima, questo pellegrinaggio è fatto apposta per te. I posti sono limitati: contatta subito Anna al 3473 484 988 e parti da casa con la certezza di un viaggio organizzato, spirituale e indimenticabile.

Don Primo Mazzolari non è solo memoria: è una chiamata viva per ogg

13 gennaio 1890 – 13 gennaio 2026: 136 anni di un messaggio sempre attuale

Oggi, 13 gennaio, Cremona ricorda con particolare intensità la nascita di don Primo Mazzolari, avvenuta nel 1890 nella cascina San Colombano, frazione Boschetto. Non si tratta di una semplice ricorrenza anagrafica, ma di un’occasione per riscoprire la forza profetica di un prete che ha saputo parlare al cuore del suo tempo e che, a distanza di decenni, continua a parlare al nostro.

Lo scorso sabato 10 gennaio la Tavola della Pace di Cremona ha scelto di celebrare questo anniversario tornando proprio nel luogo della nascita di don Primo, trasformando un appuntamento ormai tradizionale in un vero e proprio atto pubblico di responsabilità.

Non una commemorazione rituale, ma un momento di riflessione collettiva sulla terra che ha generato un uomo capace di pensare liberamente, di andare controcorrente e di porre al centro della propria vita la pace come scelta concreta, faticosa e quotidiana.

Don Mazzolari ci ha lasciato tre indicazioni che suonano oggi di straordinaria attualità:

  • agonizzare per la pace, ossia vivere dentro le contraddizioni della storia senza fuggire né arrendersi;
  • organizzare la pace, con la stessa determinazione e intelligenza con cui gli uomini organizzano i conflitti;
  • creatività politica, la capacità di immaginare relazioni nuove fondate sulla fraternità anziché sulla logica del nemico.

La cascina San Colombano è tornata così a essere, per un pomeriggio, luogo di memoria viva e di confronto aperto. Un luogo semplice, quasi spoglio, ma capace di ricordare a tutti che la grandezza non sta nelle cose, ma nelle scelte di chi abita la storia con coraggio e coerenza.

Il pensiero di don Primo continua a risuonare anche nelle parole dei Papi. Di recente Papa Leone XIV, rivolgendosi ai sindaci italiani riuniti nell’ANCI, ha voluto citare proprio lui: «Il Paese non ha soltanto bisogno di fognature, di case, di strade, di acquedotti, di marciapiedi. Il Paese ha bisogno anche di una maniera di sentire, di vivere, una maniera di guardarsi, una maniera di affratellarsi». Un richiamo potente al valore della fraternità come fondamento della convivenza civile.

Prossimo appuntamento a Cremona Sabato 17 gennaio 2026, ore 17 Salone dei Quadri – Palazzo Comunale

Presentazione del volume “Francesco d’Assisi. Un uomo libero” a cura di don Bruno Bignami e don Umberto Zanaboni (Edizioni Dehoniane Bologna)

Il libro raccoglie dieci scritti inediti e poco noti che don Primo Mazzolari dedicò al Poverello di Assisi, figura che accompagnò spiritualmente tutto l’arco della sua esistenza. Due “ribelli obbedienti” uniti dall’amore per la povertà intesa come via privilegiata verso la vera libertà.

Interverranno:

  • fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi
  • Gabriella Chiellino, Founder Ceo di Eambiente

Modera: Paolo Gualandris, direttore de La Provincia di Cremona Interverranno brani musicali eseguiti da Benedetta Broegg (tastiera) e Filippo Longhi (violoncello).

Durante la serata sarà possibile acquistare il volume.

Don Primo Mazzolari e san Francesco d’Assisi ci ricordano che la libertà autentica nasce dalla capacità di scegliere la fraternità, la prossimità, la responsabilità verso il prossimo. A Cremona, terra di profeti discreti ma ostinati, queste parole continuano a trovare casa.

Vi aspettiamo sabato 17 gennaio per continuare insieme questo cammino.

Un capolavoro di Cremona rinasce al Louvre: il Portale di Palazzo Stanga dopo il restauro

Non tutti sanno che uno dei più importanti capolavori della scultura rinascimentale lombarda, oggi esposto al Museo del Louvre di Parigi, nasce a Cremona. È il Portale di Palazzo Stanga, monumentale opera quattrocentesca attribuita a Pietro da Rho, tornata recentemente al centro dell’attenzione internazionale grazie a un accurato intervento di restauro che ne ha restituito la straordinaria forza espressiva.

Dopo oltre un secolo di esposizione nelle sale del dipartimento delle sculture del Louvre, accanto ai Prigioni di Michelangelo, il portale ha vissuto una vera e propria “metamorfosi”: un recupero che ha permesso di riscoprirne la qualità plastica, la ricchezza iconografica e il valore simbolico, riportando alla luce dettagli rimasti a lungo offuscati.


Dal cuore di Cremona alle sale del Louvre

Il portale proviene dall’antico Palazzo Stanga, edificio costruito alla fine del XV secolo per Cristoforo Stanga, figura di primo piano nella cerchia ducale milanese, in un periodo in cui Cremona era parte integrante dello Stato di Milano. Il palazzo subì importanti trasformazioni nel Settecento e nell’Ottocento; fu proprio durante una ristrutturazione ottocentesca che il portale venne smontato e successivamente immesso nel mercato antiquario.

Nel 1875 l’opera fu acquistata dal Louvre, entrando stabilmente nelle collezioni del museo parigino. Da allora, questo imponente manufatto alto oltre sette metri è diventato una delle testimonianze più significative del Rinascimento scultoreo dell’Italia settentrionale conservate fuori dai confini nazionali.


Un arco di trionfo rinascimentale

Il Portale di Palazzo Stanga si presenta come un vero e proprio arco di trionfo in marmo di Candoglia, lo stesso materiale utilizzato per il Duomo di Milano. L’apparato decorativo è un complesso e raffinato programma iconografico ispirato al mondo classico, concepito per celebrare il prestigio del committente e il suo ruolo politico.

Al centro della narrazione figurativa si trovano Ercole e Perseo, eroi mitologici associati alla forza, alla virtù e alla vittoria. Nei registri inferiori sono scolpite alcune delle fatiche di Ercole dalla lotta con Anteo all’uccisione dell’Idra di Lerna mentre medaglioni e rilievi raffigurano Gorgoni, Pegaso, scene di battaglia e centauromachie. L’intero insieme è arricchito da busti di imperatori romani, animali fantastici, fregi e capitelli finemente lavorati.

Un linguaggio scultoreo colto, aggiornato sui modelli dell’antichità classica, che testimonia il livello altissimo raggiunto dalla bottega di Pietro da Rho nella Cremona di fine Quattrocento.


Il restauro: luce nuova su un’opera antica

Nel corso del XIX secolo la superficie del portale era stata coperta da uno strato di pittura scura e cere protettive, che nel tempo avevano alterato la leggibilità dell’opera, appiattendo i volumi e oscurando i dettagli. Prima di intervenire, è stato necessario un lungo e approfondito ciclo di studi scientifici condotti dal Centre de recherche et de restauration des musées de France (C2RMF).

Il restauro, eseguito con grande attenzione conservativa, ha previsto l’uso mirato del laser per rimuovere le patine ottocentesche, preservando al massimo la superficie originale del marmo. Questa scelta ha permesso di restituire profondità ai rilievi, chiarezza ai profili e nuova vitalità alle figure, lasciando emergere anche le sottili variazioni cromatiche della pietra.

A completare l’intervento, un nuovo progetto illuminotecnico ha valorizzato il dialogo tra pieni e vuoti, rendendo finalmente percepibile la complessità formale e narrativa dell’opera.


Un frammento fondamentale dell’identità cremonese

Il restauro del Portale di Palazzo Stanga non rappresenta soltanto un successo museale, ma riaccende l’attenzione su un capitolo fondamentale della storia artistica di Cremona. È la testimonianza di una città che, nel Rinascimento, fu un centro vitale di produzione culturale e artistica, capace di dialogare con i grandi linguaggi dell’epoca.

Oggi, nel cuore del Louvre, questo capolavoro continua a raccontare la sua origine cremonese a un pubblico internazionale, diventando un ambasciatore silenzioso ma potentissimo della storia, dell’arte e dell’identità del territorio.

Il Trittico di San Nicola: un capolavoro rinascimentale nel cuore di Cremona

Il 6 dicembre, giorno dedicato a San Nicola, offre l’occasione ideale per riscoprire uno dei tesori più raffinati della scultura rinascimentale cremonese: il Trittico di San Nicola, realizzato nel 1495 dagli scultori Tommaso Amici e Mirabila del Mazo. Un’opera che unisce eleganza formale, profondità simbolica e un forte legame con l’identità spirituale della città.

Un capolavoro del 1495

Il trittico, scolpito in marmo bianco e oggi perfettamente conservato, si distingue per la sua struttura armoniosa e per la qualità esecutiva dei rilievi. Al centro della composizione campeggia San Nicola di Bari, rappresentato in veste episcopale, con il pastorale stretto nella mano e un’espressione che coniuga fermezza e benevolenza. La centralità di questa figura riflette l’importanza della sua devozione nel tardo Quattrocento, un culto diffuso in tutta Europa e fortemente radicato anche nel territorio cremonese.

San Damiano e San Omobono: due presenze cariche di significato

Accanto a San Nicola si trovano due santi profondamente connessi alla storia locale:

  • San Damiano, medico e martire, è raffigurato con gli strumenti del suo servizio e rappresenta la cura, la competenza e un ideale di solidarietà concreta.
  • San Omobono, patrono di Cremona, appare nella sua iconografia più tradizionale: il mercante che offre ai poveri, simbolo di carità vissuta e di un impegno etico radicato nel quotidiano.

Queste due figure, collocate ai lati del vescovo di Bari, trasformano il trittico in una sorta di “manifesto spirituale” della comunità cremonese del tardo Rinascimento, in cui la protezione dei santi convive con l’esempio civico e morale.

La cimasa: Cristo sul sepolcro

A coronamento del trittico, nella parte superiore, trova posto il rilievo del Cristo sul sepolcro. L’immagine, intensa e meditativa, aggiunge una dimensione teologica profonda alla composizione: un richiamo alla sofferenza redentrice e alla speranza della risurrezione, temi centrali nella spiritualità dell’epoca.

Un’opera che racconta Cremona

Oltre al valore artistico, il Trittico di San Nicola è un documento prezioso della storia della città: testimonia il gusto rinascimentale cremonese, la perizia dei suoi scultori e il sistema di relazioni tra committenze religiose, artigianato locale e cultura visuale del tempo. Visitare quest’opera significa compiere un viaggio nella sensibilità del XV secolo e riconoscere, nelle pietre scolpite, la continuità di una memoria condivisa.

Perché riscoprirlo oggi

In un momento in cui il patrimonio storico diventa strumento di identità e di promozione culturale, il Trittico di San Nicola rappresenta un esempio emblematico di quanto Cremona custodisca oltre la liuteria: un insieme di opere, simboli e storie che meritano di essere valorizzati e raccontati. Ritornare davanti a questo trittico significa riscoprire una bellezza che non ha perso intensità, capace ancora oggi di parlare al visitatore con sorprendente freschezza.

Politeama: un capitolo che si chiude, uno che potrebbe finalmente aprirsi

Dopo anni di incertezze, attese e tentativi rimasti sospesi, per il Politeama di Cremona sembra essere arrivato il momento decisivo: la vendita.
Il Tribunale di Lodi ha infatti dato il via all’iter che porterà alla pubblicazione del bando d’asta, attesa nei prossimi giorni. L’assegnazione dovrebbe avvenire entro fine gennaio, sia nel caso arrivino rilanci, sia nel caso in cui l’immobile venga aggiudicato al prezzo minimo già garantito da un imprenditore cremonese che ha presentato un’offerta vincolante.

Sul nome dell’interessato e sulla cifra proposta, al momento, vige la massima riservatezza. Ma un dato è certo: il Politeama passerà di mano, entrando in una nuova fase della sua storia recente—una storia complessa, fatta di trasformazioni, mutilazioni e occasioni mancate.


Dallo splendore alla frammentazione

Inaugurato nel Novecento come teatro capace di rivaleggiare con il Ponchielli, il Politeama fu per decenni un luogo simbolo della vita culturale cremonese. Chiuso nel 1969, rimanse in un limbo fino al 1990, quando un importante intervento immobiliare ne cambiò radicalmente la struttura.
Il progetto trasformò gran parte dell’edificio in appartamenti, lasciando sopravvivere una sala da circa 400 posti, ma sacrificando gallerie, parte del foyer e la profondità originaria del palcoscenico.

Quel restyling, nato per evitare il completo abbandono, ha però lasciato un edificio che oggi si trova a metà del guado: non più un vero teatro, ma nemmeno un immobile pienamente funzionale alle esigenze di spettacolo, eventi o cultura. Una struttura preziosa, ma amputata.


Il nodo principale: cosa diventerà?

L’assegnazione dell’immobile non risolverà da sola la questione più importante: quale sarà il destino del Politeama?

Solo con la presentazione del progetto del futuro acquirente sarà possibile capire se questo edificio potrà tornare a essere un luogo culturale oppure se continuerà a vivere in una condizione ibrida.

Le ipotesi, realisticamente, possono essere diverse:

1. Un nuovo spazio culturale multifunzionale

L’idea più suggestiva, ma anche la più complessa dal punto di vista economico e strutturale.
Rendere il Politeama uno spazio polivalente — cinema, sala conferenze, piccola sala teatrale, centro eventi — sarebbe un investimento strategico per Cremona, città che avrebbe bisogno di un luogo più flessibile accanto al prestigioso, ma impegnativo, Ponchielli.

2. Una sala per musica e creatività giovanile

In una città candidata a Capitale Italiana della Cultura 2029, dotarsi di uno spazio dedicato a laboratori, arti performative, musica contemporanea e incontri divulgativi darebbe un forte segnale di apertura.
Anche perché oggi, a Cremona, manca un punto di riferimento per questo tipo di attività.

3. Un riutilizzo commerciale o privato

È l’ipotesi più semplice e, per certi aspetti, la più temuta.
L’investitore potrebbe trasformare lo spazio in una sala commerciale, un luogo per eventi privati o un ambiente da mettere a reddito. Si tratterebbe di un’opzione legittima, ma sicuramente meno allineata alle aspettative di chi vede nel Politeama un pezzo di identità cittadina da restituire alla comunità.


Un’occasione da non perdere per Cremona

Al di là delle incertezze, la vendita del Politeama rappresenta anche una straordinaria opportunità.
Cremona sta vivendo un momento di fermento culturale: candidature, festival, nuove rassegne, restauri e valorizzazioni. Ripensare il Politeama oggi significherebbe inserire un tassello fondamentale in una visione più ampia di città.

Perché, a differenza di molti momenti del passato, oggi esistono:

  • un pubblico più attento e coinvolto
  • un ecosistema culturale più ricco
  • una crescente necessità di spazi contemporanei
  • una vocazione turistica in espansione

E soprattutto, esiste la consapevolezza che la cultura non è un ornamento: è un motore economico.


Una scelta che richiederà coraggio e visione

La storia recente del Politeama è un monito: quando manca una visione, gli edifici culturali si svuotano, si spezzano, si perdono.
Ora serve che il nuovo proprietario — insieme alle istituzioni e alla città — abbia la capacità di immaginare qualcosa che vada oltre il semplice recupero edilizio.

Perché il Politeama non è solo un immobile.
È una domanda aperta su che tipo di città voglia essere Cremona.

E ogni risposta possibile passerà da lì:
da quelle pareti, da quella sala rimasta orfana, da un luogo in attesa di ritrovare un senso.

La Madonna che veglia su Persico

Ci sono immagini che, più di altre, riescono a raccontare da sole la storia di un territorio.
A Persico, piccolo centro della campagna cremonese, questo ruolo è affidato alla statua della Madonna che svetta al di sopra del campanile della chiesa parrocchiale, osservando dall’alto case, campi e strade come una presenza silenziosa e costante.

Chi arriva da lontano la nota subito: una figura bianca, slanciata, che emerge fra le linee orizzontali della pianura e sembra volerla benedire tutta. Ma qual è il significato di questa immagine? Perché proprio lì, a quell’altezza, come una sentinella spirituale?

Un gesto di protezione che attraversa i secoli

La tradizione cristiana lega la presenza della Madonna sulle sommità campanili, cupole, alture all’idea della protezione dall’alto.
È un’immagine che parla di affidamento: la comunità, piccola o grande che sia, si pone sotto lo sguardo benevolo della Vergine, chiedendo protezione per le case, i raccolti, i viandanti, le generazioni future.

A Persico questa simbologia diventa particolarmente eloquente. Il paese non si sviluppa attorno a un centro monumentale, come accade nelle grandi città, ma affonda le sue radici negli spazi aperti della campagna cremonese. Qui, più ancora che altrove, lo sguardo della Madonna sembra dialogare direttamente con i campi, accompagnando le stagioni agricole, il lavoro e il ritmo antico della terra.

Un punto di riferimento nella geografia del paese

La statua, collocata in posizione elevata, non è soltanto un elemento decorativo: diventa un punto cardinale, una presenza che orienta.
Chi rientra a Persico la riconosce da lontano: la Madonna è lì, immobile ma non inerte, testimone silente delle trasformazioni del territorio.

In un paesaggio dove prevale la linea bassa dell’orizzonte, la verticalità del campanile e della figura mariana assume un valore visivo e simbolico ancora più forte: emerge, indica, custodisce.

Iconografia e significato spirituale

La statua rappresenta la Madonna in un atteggiamento di preghiera e intercessione:

  • le mani congiunte,
  • lo sguardo rivolto verso il basso,
  • il mantello che scende morbido,
  • la corona che ne sottolinea la regalità spirituale.

Sono elementi iconografici tipici della tradizione mariana, che qui si caricano di un significato specifico: la Vergine non domina dall’alto come un’immagine distante, ma appare rivolta proprio verso il paese, come se il suo sguardo fosse intenzionalmente diretto agli abitanti.

Questa postura trasmette un messaggio preciso: una presenza vicina, premurosa, non giudicante ma materna.

La devozione di una comunità

Non è raro che i persichesi raccontino aneddoti legati alla statua: chi la vede come simbolo di protezione nei momenti difficili, chi la associa ai ricordi dell’infanzia, chi semplicemente la percepisce come parte del paesaggio quotidiano, tanto familiare da non immaginare il paese senza di lei.

La statua non è soltanto un’opera d’arte o un elemento architettonico: è diventata un frammento identitario.
Una presenza che unisce, riconcilia e rassicura.

Uno sguardo dal cielo che racconta un territorio

Le riprese aeree permettono oggi di cogliere un aspetto che a terra non si percepisce: la Madonna non guarda soltanto Persico, ma l’intera pianura cremonese che le si apre davanti.
Campi, cascine, corsi d’acqua, strade che si incrociano: tutto sembra disposto ai suoi piedi come in un antico affresco rurale.

Da lassù, la figura mariana appare come un ponte tra terra e cielo, tra storia e contemporaneità, tra fede e memoria collettiva.

Un simbolo che continua a parlare

In un tempo in cui tutto scorre velocemente, la statua della Madonna di Persico rappresenta un gesto di continuità.
Ricorda che anche i piccoli paesi custodiscono patrimoni simbolici profondi; che la bellezza non è solo nei monumenti celebri, ma anche in segni semplici e potenti; che la cultura di un territorio si legge nei suoi luoghi, nei suoi riti e nelle sue immagini.

Persico, con la sua Madonna che vigila dall’alto, ne è una testimonianza limpida.

Sant’Omobono: storia, tradizione e identità di Cremona

Il 13 novembre la città celebra il suo patrono tra fede, memoria e comunità

Ogni anno, il 13 novembre, Cremona dedica una giornata speciale a Sant’Omobono, suo patrono e figura profondamente radicata nella storia e nella coscienza della città.
Una ricorrenza che unisce fede, tradizione e vita civile, trasformando il centro storico in un luogo di ritrovo, devozione e condivisione.


Chi era Sant’Omobono?

Omobono Tucenghi nacque a Cremona nella seconda metà del XII secolo. Mercante di professione, è ricordato per la sua straordinaria generosità e il suo impegno verso i più poveri.
In un’epoca segnata da disuguaglianze sociali, Omobono seppe distinguersi per la sua vita semplice, per le opere di carità concreta e per un profondo senso di giustizia.

La tradizione racconta che tutto ciò che guadagnava, lo destinava ai bisognosi: vedove, orfani, pellegrini, ammalati.
La sua figura divenne così amata dal popolo che, alla sua morte nel 1197, fu canonizzato da Papa Innocenzo III nel giro di pochi mesi — un fatto raro e significativo.


Un patrono vicino alla città

Sant’Omobono non è un simbolo lontano o astratto: rappresenta valori semplici e attuali.
La solidarietà, l’attenzione agli altri, l’impegno verso la comunità: elementi che hanno contribuito a rendere questa ricorrenza uno dei momenti più sentiti della vita cittadina.

Ogni anno, Cremona rinnova questo legame con una celebrazione che coinvolge chiese, istituzioni e cittadini.
Un’occasione per ricordare un uomo che ha incarnato con naturalezza ciò che oggi definiremmo un bene comune.


La festa oggi: tra fede, tradizioni e atmosfera cittadina

Il giorno di Sant’Omobono porta con sé un fascino particolare.
Il centro storico si anima con:

  • celebrazioni liturgiche dedicate al Santo
  • momenti comunitari
  • mercatini e iniziative nelle vie principali (Festa del Torrone)
  • famiglie e visitatori che approfittano dell’atmosfera

Non si tratta solo di una festa religiosa, ma di un appuntamento che permette di riscoprire Cremona attraverso un’atmosfera calda, accogliente e profondamente legata alla sua storia.


Luoghi simbolo di Sant’Omobono

Tra gli spazi più legati alla sua figura, spicca la Chiesa di Sant’Omobono, un piccolo gioiello architettonico che custodisce memorie, arte e devozione.
Nei suoi dipinti e nelle sue forme è racchiusa la storia di una città che, nei secoli, ha continuato a riconoscersi nei valori del suo patrono.

Passeggiare nel quartiere circostante durante questa giornata significa vivere un frammento autentico della tradizione cremonese.


Una festa che parla ancora al presente

La figura di Sant’Omobono è sorprendentemente attuale.
In un mondo rapido e complesso, la sua eredità invita a riscoprire la cura, la vicinanza e l’importanza dei piccoli gesti quotidiani.

Cremona, celebrando il suo patrono, non guarda soltanto al passato: rinnova un messaggio universale di solidarietà che continua a unire la comunità.

Pasolini Festival Cremona: la città omaggia il poeta e il pensatore nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa

Un festival diffuso per riscoprire la voce, la visione e l’attualità di Pier Paolo Pasolini

Poeta, scrittore, regista, intellettuale. Pier Paolo Pasolini è stato una delle voci più potenti e controverse del Novecento italiano.
A cinquant’anni dalla sua tragica scomparsa, Cremona, la città che lo accolse da giovane, sceglie di ricordarlo con un grande evento diffuso: il Pasolini Festival Cremona.

Un’iniziativa organizzata dalla Società dei Militi con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona, che fino al 7 dicembre 2025 propone un ricco calendario di incontri, dibattiti, proiezioni e riflessioni per riscoprire la complessità, la lucidità e la modernità del pensiero pasoliniano.


🎭 Un omaggio al Pasolini “cremonese”

Il festival nasce dal desiderio di restituire profondità a una figura spesso citata ma raramente compresa nella sua interezza.
Come ha ricordato il sindaco Andrea Virgilio durante la presentazione, «Cremona vuole ricordare Pasolini non solo come figura storica, ma come voce viva, ancora capace di parlare alle nuove generazioni. Un invito alla coscienza critica, alla responsabilità e alla passione civile».

La città, che ospitò Pasolini nei suoi anni giovanili, rinnova così un legame che è insieme affettivo e culturale.
Già nel 2022 la Società dei Militi gli aveva dedicato una targa alla Biblioteca del Liceo Manin, e nel 2023 aveva proposto l’intitolazione del Lungargine Maestro. Oggi, con questo festival, Cremona gli restituisce il ruolo di intellettuale universale, ma anche di uomo profondamente legato al territorio.


🕊️ Un intellettuale scomodo e necessario

Durante la conferenza stampa di presentazione, Alessandro Zontini, avvocato e studioso cremonese, ha ricordato la complessità di Pasolini:
«Fu un profeta spesso osteggiato, amato e criticato da tutti gli schieramenti, ma sempre libero nel pensiero. Cattolico e marxista, conservatore e rivoluzionario, Pasolini rappresenta la pluralità del pensiero italiano».

Pasolini ebbe il coraggio di dire ciò che molti non volevano sentire, di denunciare la banalizzazione, l’omologazione e il conformismo del suo tempo — mali che, come sottolineano gli organizzatori, «restano purtroppo attuali anche oggi».


🎬 Un festival diffuso tra arte, cinema, poesia e dibattiti

Il Pasolini Festival Cremona è pensato come una rassegna diffusa, che coinvolge più luoghi simbolici della città:
il Salone della Società Filodrammatica, Palazzo Manna, Sala Maffei della Camera di Commercio, e il Teatro Amilcare Ponchielli, in collaborazione con la Fondazione.

L’inaugurazione ufficiale è prevista per venerdì 28 novembre alle ore 18 nel Salone della Società Filodrammatica, con l’incontro “Pier Paolo il Cremonese”, a cura del giornalista Alessandro Gnocchi, autore del libro “PPP. Le piccole patrie di Pasolini”.

Tra gli appuntamenti successivi:

  • “L’inizio della fine. Pasolini e il ’68” (Guido Damini) – Sala Maffei, 28 novembre ore 21
  • “Pasolini, l’Italia e noi” (Federico Mosso e Andrea Muratore) – Palazzo Manna, 29 novembre ore 17
  • “Perché leggiamo (Pasolini)” (Riccardo Pedicone e SpazioNoce) – Palazzo Manna, 29 novembre ore 18
  • “Processo a Pasolini” (con Alfio Squillaci, Alessandro Zontini e Francesco Morandi) – 30 novembre ore 18
  • Concorso letterario under 35 “Parole in libertà. Omaggio a Pasolini” – 30 novembre ore 21

Il festival si arricchisce inoltre di un FuoriFestival, con spettacoli e incontri speciali:

  • “Abbiamo perso un poeta”, serata tra parole, immagini e musica (Teatro Filo, 25 novembre ore 21)
  • Presentazione del libro “Un sacco di monnezza. La morte di Pasolini” (SpazioComune, 7 dicembre ore 17.30)

🎭 Pasolini al Teatro Ponchielli

Un’importante sezione del festival si terrà anche al Teatro Amilcare Ponchielli, a cura dell’associazione Amici del Teatro L’Aurea Cetra, con incontri dedicati al rapporto tra Pasolini e i grandi classici, la poesia e la musica:

  • “Più moderno di ogni moderno: Pasolini e i classici” – 16 novembre ore 15
  • “Stringo un patto con te, Ezra Pound” – 22 novembre ore 15
  • “Callas e Pasolini. Cronache di un amore” – 30 novembre ore 15

🌿 Giovani, cultura e libertà di pensiero

Il Pasolini Festival Cremona è un progetto pensato “da giovani per i giovani”, come ha spiegato il direttore artistico Giulio Solzi Gaboardi:
«Vogliamo proporre Pasolini come esempio di libertà. In un tempo di conformismo, la sua voce ci insegna ancora a pensare con indipendenza e coraggio».

Un’iniziativa che non solo restituisce attualità al pensiero pasoliniano, ma fa di Cremona una città che crede nella cultura come strumento di crescita civile e comunitaria.

Come ha sottolineato l’assessore Luca Burgazzi, «Il Festival rappresenta un’occasione per coinvolgere i giovani e invitarli a confrontarsi con i temi della libertà, della responsabilità e del pensiero critico. Cremona crede nella cultura come spazio di partecipazione e consapevolezza».

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