La Stauffer inaugura una nuova stagione musicale a Cremona

Con Armonia d’inverno prende ufficialmente il via la nuova edizione de I Concerti della Stauffer, la rassegna con cui l’Accademia Stauffer porta sul palco dell’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino i propri giovani musicisti affiancati dai Maestri di fama internazionale. Un progetto che unisce formazione avanzata, ricerca artistica e pratica concertistica, diventando uno degli appuntamenti più significativi della vita musicale cittadina.

Il primo concerto, in programma il 13 dicembre alle ore 20.30, vede protagonista lo Stauffer String Ensemble diretto da Roman Simovic, impegnato anche nel ruolo di violino solista. Il programma abbraccia tre universi musicali differenti: il Concerto Brandeburghese n. 3 di Johann Sebastian Bach, la Serenata per archi di Pëtr Čajkovskij e le Cuatro Estaciones Porteñas di Astor Piazzolla.
Una scelta che evidenzia subito la cifra della rassegna: attraversare epoche, stili e linguaggi per offrire ai giovani musicisti un’esperienza formativa completa e al pubblico un ascolto ricco di sfumature.


L’identità dei Concerti della Stauffer

La rassegna conferma una delle caratteristiche centrali dell’Accademia: far procedere formazione e produzione artistica in parallelo. Suonare accanto ai Maestri non è un semplice privilegio, ma parte integrante del percorso di perfezionamento dei giovani musicisti, chiamati a confrontarsi con:

  • il podio,
  • i colleghi accanto al leggìo,
  • lo spazio acustico dell’Auditorium,
  • il pubblico,
  • la responsabilità artistica condivisa.

Ogni concerto è il risultato di un lavoro che unisce metodi didattici diversi, tradizioni interpretative lontane, esperienze internazionali e sensibilità musicali differenti. La Stauffer si conferma così un laboratorio di ricerca e innovazione, aperto ai linguaggi del passato ma anche ai repertori della contemporaneità.


Un percorso musicale che attraversa secoli e idee

La rassegna costruisce un itinerario coerente: si parte dal mondo classico e barocco del concerto inaugurale, per arrivare alle forme più moderne e sperimentali della musica del Novecento e contemporanea.
La stagione si chiude infatti con Kurtág100, un tributo al grande compositore ungherese nel centenario della nascita, realizzato in collaborazione con l’Ensemble intercontemporain — già protagonista del progetto Boulez100 negli anni scorsi.

Nel corso dei mesi, la programmazione offre un ampio spettro di esperienze musicali:

  • dialoghi fra Bach e Weinberg con Mario Brunello e il gruppo dei giovani violoncellisti Stauffer (5 e 6 marzo);
  • un appuntamento cameristico con Andrea Lucchesini, il Quartetto di Genova e il Quartetto Quazar dedicato ai quintetti di Brahms e Šostakovič (15 aprile);
  • Metamorphosen di Richard Strauss diretta da Kolja Blacher, con Joël Geniet al violoncello (24 aprile);
  • il tradizionale Omaggio a Cremona con Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e gli allievi dell’Accademia (8 maggio);
  • un programma dedicato al contrappunto da Bach a Pärt diretto da Jean-Cristophe Spinosi (7 luglio);
  • il già citato tributo a György Kurtág, insieme a musiche di Ligeti e Gubaidulina, che conclude la stagione il 10 luglio.

Una linea curatoriale che mostra chiaramente la volontà della Stauffer di proporre concerti capaci di mettere in dialogo passato e presente, tecnica e creatività, studio e palcoscenico.


Un progetto aperto alla città

Tutti gli appuntamenti della rassegna sono a ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria tramite Eventbrite. La gratuità degli spettacoli rientra nella missione dell’Accademia: rendere la musica d’arte accessibile, valorizzare il ruolo degli allievi e creare un rapporto diretto con il pubblico.

L’appuntamento del 13 dicembre inaugura dunque non solo una stagione musicale, ma la continuità di un progetto che fa della formazione d’eccellenza uno degli elementi di identità della città di Cremona.


Programma completo e prenotazioni

Il calendario integrale della stagione e le prenotazioni sono disponibili qui:
👉 https://www.eventbrite.com/cc/i-concerti-della-stauffer-4086313

Armonia d'inverno
Bach ~ Weinberg ¦ La giusta distanza I
Bach ~ Weinberg ¦ La giusta distanza II
Un pianoforte per due quartetti
Metamorfosi d'archi
Omaggio a Cremona
Contrappunti
Kurtág100

La Madonna che veglia su Persico

Ci sono immagini che, più di altre, riescono a raccontare da sole la storia di un territorio.
A Persico, piccolo centro della campagna cremonese, questo ruolo è affidato alla statua della Madonna che svetta al di sopra del campanile della chiesa parrocchiale, osservando dall’alto case, campi e strade come una presenza silenziosa e costante.

Chi arriva da lontano la nota subito: una figura bianca, slanciata, che emerge fra le linee orizzontali della pianura e sembra volerla benedire tutta. Ma qual è il significato di questa immagine? Perché proprio lì, a quell’altezza, come una sentinella spirituale?

Un gesto di protezione che attraversa i secoli

La tradizione cristiana lega la presenza della Madonna sulle sommità campanili, cupole, alture all’idea della protezione dall’alto.
È un’immagine che parla di affidamento: la comunità, piccola o grande che sia, si pone sotto lo sguardo benevolo della Vergine, chiedendo protezione per le case, i raccolti, i viandanti, le generazioni future.

A Persico questa simbologia diventa particolarmente eloquente. Il paese non si sviluppa attorno a un centro monumentale, come accade nelle grandi città, ma affonda le sue radici negli spazi aperti della campagna cremonese. Qui, più ancora che altrove, lo sguardo della Madonna sembra dialogare direttamente con i campi, accompagnando le stagioni agricole, il lavoro e il ritmo antico della terra.

Un punto di riferimento nella geografia del paese

La statua, collocata in posizione elevata, non è soltanto un elemento decorativo: diventa un punto cardinale, una presenza che orienta.
Chi rientra a Persico la riconosce da lontano: la Madonna è lì, immobile ma non inerte, testimone silente delle trasformazioni del territorio.

In un paesaggio dove prevale la linea bassa dell’orizzonte, la verticalità del campanile e della figura mariana assume un valore visivo e simbolico ancora più forte: emerge, indica, custodisce.

Iconografia e significato spirituale

La statua rappresenta la Madonna in un atteggiamento di preghiera e intercessione:

  • le mani congiunte,
  • lo sguardo rivolto verso il basso,
  • il mantello che scende morbido,
  • la corona che ne sottolinea la regalità spirituale.

Sono elementi iconografici tipici della tradizione mariana, che qui si caricano di un significato specifico: la Vergine non domina dall’alto come un’immagine distante, ma appare rivolta proprio verso il paese, come se il suo sguardo fosse intenzionalmente diretto agli abitanti.

Questa postura trasmette un messaggio preciso: una presenza vicina, premurosa, non giudicante ma materna.

La devozione di una comunità

Non è raro che i persichesi raccontino aneddoti legati alla statua: chi la vede come simbolo di protezione nei momenti difficili, chi la associa ai ricordi dell’infanzia, chi semplicemente la percepisce come parte del paesaggio quotidiano, tanto familiare da non immaginare il paese senza di lei.

La statua non è soltanto un’opera d’arte o un elemento architettonico: è diventata un frammento identitario.
Una presenza che unisce, riconcilia e rassicura.

Uno sguardo dal cielo che racconta un territorio

Le riprese aeree permettono oggi di cogliere un aspetto che a terra non si percepisce: la Madonna non guarda soltanto Persico, ma l’intera pianura cremonese che le si apre davanti.
Campi, cascine, corsi d’acqua, strade che si incrociano: tutto sembra disposto ai suoi piedi come in un antico affresco rurale.

Da lassù, la figura mariana appare come un ponte tra terra e cielo, tra storia e contemporaneità, tra fede e memoria collettiva.

Un simbolo che continua a parlare

In un tempo in cui tutto scorre velocemente, la statua della Madonna di Persico rappresenta un gesto di continuità.
Ricorda che anche i piccoli paesi custodiscono patrimoni simbolici profondi; che la bellezza non è solo nei monumenti celebri, ma anche in segni semplici e potenti; che la cultura di un territorio si legge nei suoi luoghi, nei suoi riti e nelle sue immagini.

Persico, con la sua Madonna che vigila dall’alto, ne è una testimonianza limpida.

“Inutile, caotico ma necessario”: nasce a Cremona il fenomeno Balera Punk

Un locale pieno, chitarre che ruggiscono, voci che si intrecciano e un’energia che non si compra: si vive. È questo lo spirito di Balera Punk, il format musicale che sta accendendo la scena underground cremonese e che, nel giro di pochi mesi, ha già conquistato un pubblico affezionato e in crescita costante.

Nato da un’idea di Mike Rosà e di un collettivo di volontari provenienti dall’ambiente punk, alternative rock e underground, Balera Punk porta nei locali che lo ospitano un’esperienza unica: un mix spontaneo di convivialità all’italiana e ribellione punk, un’ode alla libertà individuale e alla musica suonata dal vivo.


Le origini del nome e del progetto

«Il nome Balera Punk nasce come gioco», racconta Mike Rosà, ideatore e anima del format. «La balera richiama il ballo popolare, ma nel nostro caso il ballo è il pogo. Volevamo riportare quella convivialità, quella sensazione di serata italiana d’altri tempi, unita all’energia grezza del punk.»

Il format è itinerante e si costruisce insieme ai locali che scelgono di ospitarlo. Il collettivo supporta le serate sia sul piano tecnico-musicale sia attraverso una gestione social attiva e curata, diventando un vero e proprio partner del locale.


Un collettivo di “cani sciolti”

Dietro Balera Punk non c’è un’associazione formale, ma un gruppo di amici con un tratto comune: la libertà.
«Prima non eravamo neanche una compagnia fissa» continua Rosà. «Ci unisce un’attitudine indipendente, un po’ ribelle, che non sa stare dentro ai meccanismi imposti. Balera Punk ci rispecchia: è un format che promuove l’individualità e l’originalità.»

Il cuore dell’iniziativa è infatti l’underground: una realtà che non riempie piazze, ma conquista le persone una alla volta. «Il punk smuove l’individuo: questo è il suo valore.»


Perché farlo oggi

In un’epoca in cui molti eventi nascono senza passione, Balera Punk sceglie una strada diversa.
«Organizziamo per altruismo, per il genere, per la scena, per chi si fa chilometri solo per esserci» afferma Rosà. «Da Trento, Genova, Parma… abbiamo incontrato persone vere, che ci ricordano perché vale la pena continuare.»

È per questo che Rosà definisce Balera Punk in tre parole: inutile, caotico, ma necessario. Necessario perché offre un luogo autentico in cui ritrovarsi, riconoscersi e appartenere.


Il pubblico: libero, eterogeneo, allergico ai cliché

Il pubblico della Balera Punk è vario, sebbene oggi tocchi soprattutto la fascia 30–50 anni: generazioni cresciute con le sonorità del punk e dell’alternative rock.
Molti arrivano da soli, mossi da curiosità o desiderio di libertà. «Sono persone indipendenti, non trascinate dalle mode. E proprio questa loro autenticità ci spinge a portare avanti il progetto.»


Una funzione sociale mascherata da concerto

Balera Punk è anche un’alternativa culturale e sociale: un antidoto alla routine della movida delle piccole città.
«Vogliamo accendere una scintilla. Magari qualcuno, dopo una nostra serata, decide di comprarsi un disco o di tornare a suonare. Per noi questo è sociale: far nascere passione.»

Il collettivo guarda anche oltre: nuove collaborazioni e progetti condivisi con il Comune e con i locali sono già in preparazione.


Il sogno

Pur restando fedele al motto “No Future”, Rosà ammette un desiderio personale: che Balera Punk possa diventare, per qualcuno, ciò che anni fa fu per lui il collettivo degli “Amici di Roby”, che gli restituì spirito, voglia di vivere e senso di appartenenza.

«Se un giorno qualcuno dirà che Balera Punk gli ha cambiato qualcosa dentro, come è successo a me, allora il sogno sarà realizzato.»


Prossimi appuntamenti

Il format continua la sua collaborazione con il locale NoName (ex Median), portando a Cremona, ogni mese, musica vera, indipendente e sudata.

Good Cellas conquista la Sala Maffei

La Sala Maffei ha ospitato ieri il concerto “Good Cellas”, appuntamento promosso dalla Fondazione Casa Stradivari nell’ambito della residenza artistica che ha portato a Cremona il violoncellista Jean-Guihen Queyras insieme a undici giovani musicisti della Hochschule für Musik di Friburgo.
A rendere la serata particolarmente significativa è stata la presenza del violoncello Stradivari “Kaiser” del 1707, strumento storico di proprietà del Canimex Group del Québec, tornato in città per la prima volta dalla sua realizzazione e affidato temporaneamente a Queyras.

Il programma ha proposto un percorso eterogeneo, con musiche di Dowland, Monteverdi, Britten, Bruckner, Verdi e Puccini, costruito su un’idea di continuità timbrica più che su un approccio virtuosistico. L’ensemble ha lavorato con un suono compatto e controllato, privilegiando precisione e ascolto reciproco. Queyras ha guidato il gruppo con una direzione discreta, concentrata sull’equilibrio delle voci e sulla definizione del colore sonoro.

Un contributo importante alla fruizione del concerto è arrivato da Francesco Tamburini, unico italiano dell’ensemble, che ha introdotto ciascun brano con spiegazioni concise e puntuali, fornendo al pubblico un orientamento utile senza interferire con il flusso della serata.

Nel corso del concerto, un momento particolarmente intenso è stato offerto dall’interpretazione di “Chant du ménestrel” (Il canto del menestrello) di Aleksandr Glazunov. Queyras ha proposto la linea melodica con un fraseggio ampio e controllato, restituendo al brano una dimensione lirica che ha trovato risalto nella timbrica definita del “Kaiser”. La fusione tra la voce dello strumento e la sensibilità interpretativa del musicista ha creato un’atmosfera di notevole coinvolgimento emotivo, percepita chiaramente dal pubblico in sala.

Il concerto concludeva una settimana di attività che comprendeva anche una masterclass aperta al pubblico, parte integrante del progetto di residenza. Gli undici giovani violoncellisti, già allievi di Queyras a Friburgo, hanno potuto confrontarsi con un lavoro approfondito su repertorio e tecnica, offrendo a studenti, cittadini e curiosi l’occasione di osservare da vicino il processo formativo.

La serata conferma la linea culturale intrapresa dalla Fondazione Casa Stradivari, che continua a coniugare alta formazione, divulgazione e proposte artistiche di valore. Un appuntamento sobrio, ben costruito e rispettoso della tradizione liutaria cremonese, amplificato dal ritorno in città di un violoncello che, dopo più di tre secoli, ha ritrovato il luogo in cui è nato.

Pandino, tradizione e innovazione si incontrano: il Castello ospita il convegno “I formaggi a latte crudo. Difficoltà produttive e opportunità”

Venerdì 28 novembre 2025, dalle ore 14.30 alle 17.00, nella suggestiva Sala Banchetti del Castello di Pandino (CR), si terrà il convegno I formaggi a latte crudo: difficoltà produttive e opportunità, un appuntamento che riunirà il mondo della ricerca, delle istituzioni e della produzione casearia attorno a uno dei temi più significativi per l’agroalimentare italiano: la salvaguardia della tradizione e la sua convivenza con l’innovazione tecnica e la sicurezza alimentare. L’iniziativa è promossa da Asso Casearia Pandino in collaborazione con la Scuola Casearia di Pandino, il Comune di Pandino, con il sostegno promozionale dell’associazione culturale VisitCremona, che contribuisce alla valorizzazione del territorio e del suo patrimonio enogastronomico.

La produzione di formaggi a latte crudo rappresenta un punto d’incontro tra storia e scienza, tra identità locale e cultura alimentare. In un contesto produttivo in cui l’omologazione tende a livellare gusti e metodi, il latte crudo restituisce la complessità e la ricchezza del territorio, grazie a una flora batterica naturale che ne definisce gli odori, i sapori e la consistenza. È il risultato di una conoscenza tramandata nel tempo, fatta di gesti sapienti e di un legame profondo tra allevatori, casari e ambiente. Ogni forma racconta la storia di chi la produce, del pascolo e del clima da cui proviene, rappresentando così una testimonianza viva della biodiversità lattiero-casearia italiana.

Al tempo stesso, però, la lavorazione del latte crudo richiede una grande attenzione tecnica e una continua ricerca dell’equilibrio tra qualità e sicurezza. Gli interventi previsti durante il convegno offriranno una panoramica completa su questi aspetti: dalla gestione dei microrganismi patogeni alle nuove frontiere della microbiologia applicata, dagli aggiornamenti normativi alle innovazioni tecnologiche che permettono di conciliare autenticità e controllo. Tra i relatori sono attesi esperti del CNR di Milano, della Regione Lombardia, di Mérieux NutriSciences, Chr. Hansen (Novonesis), SACCO System, Christeyns – Food Hygiene Division e della Scuola Casearia di Pandino, a conferma del carattere multidisciplinare dell’iniziativa.

L’incontro offrirà anche un momento di riflessione sulla necessità di coniugare la formazione delle nuove generazioni con le esigenze del mondo produttivo. La Scuola Casearia di Pandino, con la sua lunga tradizione didattica, rappresenta un punto di riferimento nella trasmissione di saperi tecnici e culturali legati al latte e ai suoi derivati. Nel corso del convegno si parlerà del ruolo della formazione come garanzia di continuità e qualità, in un settore dove l’artigianalità deve sempre più dialogare con la competenza scientifica.

Il territorio cremonese, storicamente legato alla produzione lattiero-casearia, offre lo scenario ideale per un’iniziativa di questo tipo. Pandino, con la sua scuola, le aziende del comparto e il tessuto agricolo circostante, incarna un modello produttivo in cui la filiera corta, la tracciabilità e la valorizzazione del saper fare locale si uniscono a una costante apertura verso la ricerca e la sperimentazione. Questo equilibrio tra tradizione e innovazione è oggi la chiave per mantenere competitività e credibilità sul mercato, soprattutto per quelle produzioni che vogliono preservare la loro identità senza rinunciare ai più elevati standard di sicurezza.

Il convegno “I formaggi a latte crudo: difficoltà produttive e opportunità” sarà quindi non solo un momento di aggiornamento tecnico, ma anche un’occasione di confronto tra chi, ogni giorno, lavora per mantenere viva una tradizione millenaria rendendola attuale e sostenibile. Al termine dei lavori, i partecipanti saranno invitati a un rinfresco conviviale, occasione per proseguire il dialogo in un clima informale e di scambio.

Sant’Omobono: storia, tradizione e identità di Cremona

Il 13 novembre la città celebra il suo patrono tra fede, memoria e comunità

Ogni anno, il 13 novembre, Cremona dedica una giornata speciale a Sant’Omobono, suo patrono e figura profondamente radicata nella storia e nella coscienza della città.
Una ricorrenza che unisce fede, tradizione e vita civile, trasformando il centro storico in un luogo di ritrovo, devozione e condivisione.


Chi era Sant’Omobono?

Omobono Tucenghi nacque a Cremona nella seconda metà del XII secolo. Mercante di professione, è ricordato per la sua straordinaria generosità e il suo impegno verso i più poveri.
In un’epoca segnata da disuguaglianze sociali, Omobono seppe distinguersi per la sua vita semplice, per le opere di carità concreta e per un profondo senso di giustizia.

La tradizione racconta che tutto ciò che guadagnava, lo destinava ai bisognosi: vedove, orfani, pellegrini, ammalati.
La sua figura divenne così amata dal popolo che, alla sua morte nel 1197, fu canonizzato da Papa Innocenzo III nel giro di pochi mesi — un fatto raro e significativo.


Un patrono vicino alla città

Sant’Omobono non è un simbolo lontano o astratto: rappresenta valori semplici e attuali.
La solidarietà, l’attenzione agli altri, l’impegno verso la comunità: elementi che hanno contribuito a rendere questa ricorrenza uno dei momenti più sentiti della vita cittadina.

Ogni anno, Cremona rinnova questo legame con una celebrazione che coinvolge chiese, istituzioni e cittadini.
Un’occasione per ricordare un uomo che ha incarnato con naturalezza ciò che oggi definiremmo un bene comune.


La festa oggi: tra fede, tradizioni e atmosfera cittadina

Il giorno di Sant’Omobono porta con sé un fascino particolare.
Il centro storico si anima con:

  • celebrazioni liturgiche dedicate al Santo
  • momenti comunitari
  • mercatini e iniziative nelle vie principali (Festa del Torrone)
  • famiglie e visitatori che approfittano dell’atmosfera

Non si tratta solo di una festa religiosa, ma di un appuntamento che permette di riscoprire Cremona attraverso un’atmosfera calda, accogliente e profondamente legata alla sua storia.


Luoghi simbolo di Sant’Omobono

Tra gli spazi più legati alla sua figura, spicca la Chiesa di Sant’Omobono, un piccolo gioiello architettonico che custodisce memorie, arte e devozione.
Nei suoi dipinti e nelle sue forme è racchiusa la storia di una città che, nei secoli, ha continuato a riconoscersi nei valori del suo patrono.

Passeggiare nel quartiere circostante durante questa giornata significa vivere un frammento autentico della tradizione cremonese.


Una festa che parla ancora al presente

La figura di Sant’Omobono è sorprendentemente attuale.
In un mondo rapido e complesso, la sua eredità invita a riscoprire la cura, la vicinanza e l’importanza dei piccoli gesti quotidiani.

Cremona, celebrando il suo patrono, non guarda soltanto al passato: rinnova un messaggio universale di solidarietà che continua a unire la comunità.

Good Cellas: Jean-Guihen Queyras e i Violoncellisti di Friburgo incantano Cremona

L’eccellenza della grande musica internazionale incontra la magia della Festa del Torrone

Nel cuore di una Cremona già animata dai profumi, dalle luci e dall’energia della Festa del Torrone 2025, arriva un evento che aggiunge un tocco di poesia e di altissima arte musicale al calendario culturale della città: “Good Cellas”, il concerto della Fondazione Casa Stradivari con protagonista il celebre violoncellista Jean-Guihen Queyras insieme ai violoncellisti di Friburgo.

Un appuntamento imperdibile, in programma giovedì 14 novembre 2025 alle ore 19:00 nella suggestiva Sala Maffei (Via Lanaioli 7), che porterà a Cremona un ensemble raro e raffinato, capace di trasformare il violoncello in un’orchestra di emozioni.


Jean-Guihen Queyras: un maestro che incarna l’eccellenza

Considerato uno dei massimi violoncellisti della scena internazionale, Jean-Guihen Queyras è un artista che unisce tecnica sopraffina, sensibilità poetica e un’inesauribile curiosità musicale.
Acclamato dalle sale da concerto di tutto il mondo, Queyras è noto per la sua capacità di dare voce al violoncello con una purezza e una profondità emotiva uniche.

La sua presenza a Cremona, capitale mondiale della liuteria, è un omaggio alla tradizione che lega questa città ai grandi strumenti ad arco. Incontro perfetto tra arte, storia e contemporaneità.


Un programma che attraversa i secoli

“Good Cellas” propone un viaggio sonoro che unisce epoche, stili e sensibilità diverse:
Dowland, Ferrabosco, Britten, Monteverdi, Wagner, Bruckner, Verdi, Puccini, Glazunov, Siedelmann, Keating.

Un mosaico musicale che celebra la versatilità del violoncello e che promette di emozionare il pubblico con atmosfere intime, colori sinfonici e raffinate armonie.


Masterclass a porte aperte: un’occasione rara

La Fondazione Casa Stradivari offre anche un altro regalo prezioso:
una giornata di masterclass a porte aperte il 12 novembre 2025, sempre in Sala Maffei, con due sessioni dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00.

Un’opportunità straordinaria per studenti, curiosi, appassionati e musicisti di assistere da vicino al lavoro del maestro e dei violoncellisti di Friburgo.
Un momento educativo e ispirazionale che rispecchia pienamente la missione della Fondazione: rendere la musica viva, condivisa e accessibile.


Musica e Festa del Torrone: il connubio perfetto

Il concerto si inserisce nella settimana della Festa del Torrone, uno degli eventi più amati di Cremona, attirando ogni anno migliaia di visitatori.
Una combinazione perfetta:

  • al mattino e nel pomeriggio, le vie della città si animano con spettacoli, degustazioni, installazioni e tradizioni;
  • alla sera, la magia della musica prende il sopravvento nella quiete elegante di Sala Maffei.

Un’occasione unica per vivere Cremona nella sua essenza più vera:
tradizione gastronomica, cultura musicale e accoglienza autentica.


Fondazione Casa Stradivari: custode del suono cremonese

L’evento rappresenta un ulteriore tassello nel percorso della Fondazione Casa Stradivari, realtà impegnata a valorizzare la tradizione liutaria cremonese attraverso iniziative di altissimo profilo, concerti, formazione e ricerca.

Portare a Cremona artisti del calibro di Queyras significa mantenere viva la vocazione della città: essere la casa del suono, il luogo dove passato e futuro della musica si incontrano.

Pasolini Festival Cremona: la città omaggia il poeta e il pensatore nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa

Un festival diffuso per riscoprire la voce, la visione e l’attualità di Pier Paolo Pasolini

Poeta, scrittore, regista, intellettuale. Pier Paolo Pasolini è stato una delle voci più potenti e controverse del Novecento italiano.
A cinquant’anni dalla sua tragica scomparsa, Cremona, la città che lo accolse da giovane, sceglie di ricordarlo con un grande evento diffuso: il Pasolini Festival Cremona.

Un’iniziativa organizzata dalla Società dei Militi con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona, che fino al 7 dicembre 2025 propone un ricco calendario di incontri, dibattiti, proiezioni e riflessioni per riscoprire la complessità, la lucidità e la modernità del pensiero pasoliniano.


🎭 Un omaggio al Pasolini “cremonese”

Il festival nasce dal desiderio di restituire profondità a una figura spesso citata ma raramente compresa nella sua interezza.
Come ha ricordato il sindaco Andrea Virgilio durante la presentazione, «Cremona vuole ricordare Pasolini non solo come figura storica, ma come voce viva, ancora capace di parlare alle nuove generazioni. Un invito alla coscienza critica, alla responsabilità e alla passione civile».

La città, che ospitò Pasolini nei suoi anni giovanili, rinnova così un legame che è insieme affettivo e culturale.
Già nel 2022 la Società dei Militi gli aveva dedicato una targa alla Biblioteca del Liceo Manin, e nel 2023 aveva proposto l’intitolazione del Lungargine Maestro. Oggi, con questo festival, Cremona gli restituisce il ruolo di intellettuale universale, ma anche di uomo profondamente legato al territorio.


🕊️ Un intellettuale scomodo e necessario

Durante la conferenza stampa di presentazione, Alessandro Zontini, avvocato e studioso cremonese, ha ricordato la complessità di Pasolini:
«Fu un profeta spesso osteggiato, amato e criticato da tutti gli schieramenti, ma sempre libero nel pensiero. Cattolico e marxista, conservatore e rivoluzionario, Pasolini rappresenta la pluralità del pensiero italiano».

Pasolini ebbe il coraggio di dire ciò che molti non volevano sentire, di denunciare la banalizzazione, l’omologazione e il conformismo del suo tempo — mali che, come sottolineano gli organizzatori, «restano purtroppo attuali anche oggi».


🎬 Un festival diffuso tra arte, cinema, poesia e dibattiti

Il Pasolini Festival Cremona è pensato come una rassegna diffusa, che coinvolge più luoghi simbolici della città:
il Salone della Società Filodrammatica, Palazzo Manna, Sala Maffei della Camera di Commercio, e il Teatro Amilcare Ponchielli, in collaborazione con la Fondazione.

L’inaugurazione ufficiale è prevista per venerdì 28 novembre alle ore 18 nel Salone della Società Filodrammatica, con l’incontro “Pier Paolo il Cremonese”, a cura del giornalista Alessandro Gnocchi, autore del libro “PPP. Le piccole patrie di Pasolini”.

Tra gli appuntamenti successivi:

  • “L’inizio della fine. Pasolini e il ’68” (Guido Damini) – Sala Maffei, 28 novembre ore 21
  • “Pasolini, l’Italia e noi” (Federico Mosso e Andrea Muratore) – Palazzo Manna, 29 novembre ore 17
  • “Perché leggiamo (Pasolini)” (Riccardo Pedicone e SpazioNoce) – Palazzo Manna, 29 novembre ore 18
  • “Processo a Pasolini” (con Alfio Squillaci, Alessandro Zontini e Francesco Morandi) – 30 novembre ore 18
  • Concorso letterario under 35 “Parole in libertà. Omaggio a Pasolini” – 30 novembre ore 21

Il festival si arricchisce inoltre di un FuoriFestival, con spettacoli e incontri speciali:

  • “Abbiamo perso un poeta”, serata tra parole, immagini e musica (Teatro Filo, 25 novembre ore 21)
  • Presentazione del libro “Un sacco di monnezza. La morte di Pasolini” (SpazioComune, 7 dicembre ore 17.30)

🎭 Pasolini al Teatro Ponchielli

Un’importante sezione del festival si terrà anche al Teatro Amilcare Ponchielli, a cura dell’associazione Amici del Teatro L’Aurea Cetra, con incontri dedicati al rapporto tra Pasolini e i grandi classici, la poesia e la musica:

  • “Più moderno di ogni moderno: Pasolini e i classici” – 16 novembre ore 15
  • “Stringo un patto con te, Ezra Pound” – 22 novembre ore 15
  • “Callas e Pasolini. Cronache di un amore” – 30 novembre ore 15

🌿 Giovani, cultura e libertà di pensiero

Il Pasolini Festival Cremona è un progetto pensato “da giovani per i giovani”, come ha spiegato il direttore artistico Giulio Solzi Gaboardi:
«Vogliamo proporre Pasolini come esempio di libertà. In un tempo di conformismo, la sua voce ci insegna ancora a pensare con indipendenza e coraggio».

Un’iniziativa che non solo restituisce attualità al pensiero pasoliniano, ma fa di Cremona una città che crede nella cultura come strumento di crescita civile e comunitaria.

Come ha sottolineato l’assessore Luca Burgazzi, «Il Festival rappresenta un’occasione per coinvolgere i giovani e invitarli a confrontarsi con i temi della libertà, della responsabilità e del pensiero critico. Cremona crede nella cultura come spazio di partecipazione e consapevolezza».

“Amici Miei”: 50 anni di risate e malinconia – Cremona celebra il genio di Ugo Tognazzi

C’è un film che ha cambiato per sempre la commedia italiana.
Un film capace di farci ridere di gusto e, nello stesso momento, di farci pensare.
Cinquant’anni dopo la sua uscita, “Amici Miei” di Mario Monicelli continua a essere una delle opere più amate, citate e riconoscibili del nostro cinema.
E oggi, nel cuore di Cremona, si celebra non solo un anniversario, ma un pezzo di identità culturale italiana.


Ugo Tognazzi, il genio cremonese che ha dato volto all’ironia

Dal 8 al 16 novembre 2025, la Sala degli Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremona ospita una mostra speciale dedicata al cinquantesimo anniversario di Amici Miei, a cura di Marco Dionisi Carducci, promossa dall’Associazione Strada del Gusto Cremonese, con il patrocinio del Comune di Cremona, della Camera di Commercio di Cremona, Mantova e Pavia e in collaborazione con SGP Eventi.

Un’esposizione che è molto più di un omaggio: è un racconto di cinema, amicizia e ironia, attraverso fotografie di scena, documenti originali, materiali audiovisivi e cimeli storici.
Un viaggio tra le emozioni e le “zingarate” che hanno segnato intere generazioni, con la partecipazione di Ricky e Gianmarco Tognazzi, figli di Ugo, e la collaborazione di Lorenzo Baraldi (scenografo della prima edizione del film) ed Enrico Vanzina, fratello di Carlo e aiuto regista di Monicelli.


Un capolavoro che racconta l’Italia

Uscito nel 1975, Amici Miei è una di quelle opere che hanno saputo rappresentare, con una leggerezza solo apparente, la complessità dell’Italia del dopoguerra.
Dietro ogni risata, infatti, si nascondeva la malinconia di una generazione sospesa tra sogni e disincanto, tra voglia di vivere e paura di crescere.

La regia di Mario Monicelli, la scrittura di Age e Scarpelli, Benvenuti e De Bernardi, e un cast stellare – Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Adolfo Celi e Duilio Del Prete – hanno reso Amici Miei un’icona senza tempo.

È il film che ha regalato al linguaggio comune una parola diventata leggenda: la supercazzola, recentemente entrata ufficialmente nel vocabolario Treccani (gennaio 2025).
Una trovata linguistica che, come il film stesso, è allo stesso tempo assurda e geniale, ironica e profondamente vera.


Le “zingarate”: filosofia di vita

Le famose “zingarate” non sono solo scherzi o bravate. Sono la metafora perfetta della libertà, dell’evasione dalla monotonia e dalla rigidità sociale.
Sono l’anima del film: quel desiderio irrefrenabile di vivere senza maschere, anche a costo di sembrare folli.

Il personaggio del Conte Mascetti, interpretato da Tognazzi, incarna tutto questo.
È ironico, decadente, irresistibile.
Un uomo che, pur tra le difficoltà della vita, non rinuncia mai al potere della parola e della fantasia.
Con la sua battuta pronta e la sua “supercazzola con scappellamento a destra”, Mascetti è diventato il simbolo di un modo di ridere che è anche un modo di pensare.


La mostra: un viaggio tra immagini e memoria

La mostra di Cremona celebra questo spirito, portando il visitatore in un viaggio dentro il film e il suo mondo.
Le sale del Palazzo Comunale si trasformano in un archivio vivo di emozioni: foto di scena, copioni, manifesti, oggetti originali, frammenti video e testimonianze dirette.

Ogni immagine è un frammento di storia del cinema, ma anche una finestra sulla personalità e l’umanità di Ugo Tognazzi, attore versatile e interprete profondo di un’Italia che sapeva ridere di sé stessa.

“Amici Miei” non è solo un film: è un modo di guardare la vita.
Con quella malinconia leggera, quella libertà creativa e quella fantasia che oggi, forse, abbiamo un po’ dimenticato.


Un’eredità che parla ancora al presente

Cremona, città d’arte e di musica, diventa così anche città della memoria cinematografica.
Con questa mostra, la città celebra un figlio che l’ha resa grande nel mondo, e con lui un’intera stagione del cinema italiano.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di Cremona Fiere, RGM e alla collaborazione della famiglia Tognazzi, che ha condiviso ricordi e materiali inediti.
Il taglio del nastro è previsto per sabato 8 novembre alle ore 12, alla presenza di Ricky Tognazzi e delle autorità cittadine.

L’esposizione sarà visitabile a ingresso libero fino al 16 novembre 2025.


Un film che appartiene a tutti noi

Cinquant’anni dopo, Amici Miei continua a far ridere, commuovere e riflettere.
Le sue battute sono diventate parte del nostro linguaggio, i suoi personaggi parte della nostra cultura.
E nella sua ironia si nasconde ancora una lezione preziosa: ridere non è evadere, è sopravvivere.

Festa del Torrone 2025: Cremona celebra la sua dolce tradizione

Dall’8 al 16 novembre, nove giorni di gusto, cultura e spettacolo

Cremona si prepara a celebrare la sua tradizione dolciaria più celebre con la 28ª edizione della Festa del Torrone, in programma da sabato 8 a domenica 16 novembre 2025.
Un evento che ogni anno trasforma il centro storico in un grande palcoscenico di sapori, cultura e creatività, attirando visitatori da tutta Italia e dall’estero.

L’edizione 2025 promette di stupire con un programma ricco di novità, tra installazioni spettacolari, incontri culturali e performance dal vivo, mantenendo sempre viva l’anima autentica di una festa che racconta la storia e l’identità di Cremona, città del gusto, della musica e della tradizione.


Torrone d’autore: le installazioni che uniscono arte, gusto e ingegno

Tra le attrazioni più curiose di questa edizione, due straordinarie creazioni firmate da Rivoltini Alimentare Dolciaria di Vescovato.
Un torrone olimpico con i celebri anelli delle Olimpiadi 2026, interamente realizzati in torrone, celebrerà l’unione tra sport e cultura; mentre in Piazza Roma verrà esposto un inedito torrone a forma di maxi cotechino, omaggio ironico e dolcissimo al territorio. Al termine, il dolce sarà porzionato e offerto al pubblico per una degustazione davvero unica.


Dolci esperienze tra musica, innovazione e creatività

La Piazza del Comune sarà uno dei centri pulsanti della festa.
Sotto la Loggia dei Militi, Sperlari proporrà un percorso immersivo dedicato al torrone, con un’esperienza multisensoriale tra tradizione e tecnologia: i visitatori potranno ascoltare, tramite cuffie interattive, un jingle esclusivo interpretato da Mina, voce simbolo della città e testimonial d’eccezione per l’edizione 2025.

Non mancheranno momenti pop e interattivi: il Bauttino 3D di Vergani trasformerà il celebre torroncino in un set creativo per scatti e contenuti social.
E, per gli amanti della musica, arriva il Torrone Sound Stage, un nuovo palco in Piazza Pace dove ogni sera, dalle 18.00 alle 20.00, si alterneranno musicisti e DJ per un aperitivo tutto da ascoltare e gustare.


Tradizione e spettacolo nel cuore di Cremona

Accanto alle novità, non mancheranno i grandi classici:
le maxi costruzioni di torrone, la suggestiva rievocazione del matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, e l’attesissimo spettacolo finale di domenica 16 novembre, con coreografie aeree e scenografie di luce che chiuderanno in bellezza la settimana.

La festa accoglierà inoltre performance itineranti come gli Heart of Italy Pipe Band da Nonantola, con cornamuse e tamburi in perfetto stile scozzese, e i celebri Frustatori di Brisighella, custodi di un’arte popolare capace di trasformare il suono delle fruste in musica.


Gusto, solidarietà e contaminazioni creative

La Festa del Torrone 2025 sarà anche un’occasione per riflettere sui temi dell’inclusione e del valore sociale del lavoro.
Il progetto Thisability, insieme alla cooperativa Dolce e Salato – Fratelli Tutti, proporrà laboratori e degustazioni che mettono al centro la solidarietà e l’integrazione.

Non mancheranno le collaborazioni gastronomiche con protagonisti d’eccezione:

  • Francesco Redi e la Tiramisù World Cup, con il “tiramisù a portata di dita” della campionessa Barbara Tosato e la versione speciale di Cristiano Gaggion, arricchita dal torrone Rivoltini;
  • i barman AIBES, che trasformeranno il torrone in sorprendenti cocktail d’autore;
  • l’Associazione Italiana Sommelier di Sake, con un abbinamento inedito tra torrone e fermentato giapponese;
  • e l’ONAV, con degustazioni dedicate all’unione perfetta tra torrone, vermouth e passito.

Il Torrone d’Oro celebra due eccellenze cremonesi

Come da tradizione, la festa culminerà nella consegna del Premio Torrone d’Oro, simbolo di eccellenza e ambasciatore della cultura cremonese nel mondo.
Quest’anno, per la prima volta, il riconoscimento sarà doppio:

  • Il Premio all’Eccellenza Artistica e Musicale sarà assegnato alla leggendaria Mina Mazzini, voce senza tempo e orgoglio di Cremona, che nel 2025 è anche protagonista del nuovo jingle Sperlari.
  • Il Premio all’Eccellenza Culinaria andrà allo chef Daniele Persegani, volto amato della televisione e ambasciatore della tradizione gastronomica emiliana e cremonese.

Ospiti d’eccezione e incontri da non perdere

Tra i protagonisti della kermesse, il grande Maestro pasticcere Sal De Riso, simbolo dell’eccellenza dolciaria italiana, che racconterà la sua arte in un incontro dedicato alla creatività e alla passione.

Tornerà anche Edoardo Raspelli, giornalista e critico gastronomico, che condurrà due appuntamenti speciali:
uno con lo chef stellato Enrico “Chicco” Cerea del ristorante Da Vittorio, e un secondo con Dario Loison, icona dell’alta pasticceria artigianale.
Sul palco anche Renato Ardovino, celebre cake designer di Real Time, con le sue spettacolari creazioni di zucchero.


Cultura, cinema e gusto: Cremona capitale dell’eccellenza italiana

La Festa del Torrone 2025 si intreccia anche con la cultura grazie alla collaborazione con BookCity Milano:
tra gli appuntamenti letterari, la presentazione del nuovo libro di Luca Pappagallo, La magia dei sapori di casa, e il ciclo di incontri “Vivande per vivere, leggende per leggere”, con Stefania De Pascale, Alberto Grandi, Anna Prandoni e Stefano Bartezaghi.

Durante i nove giorni di festa, due mostre permanenti arricchiranno il programma:

  • la Mostra degli Abiti Storici nella Sala dei Violini di Palazzo Comunale;
  • e l’esposizione “Amici miei – 50 anni di un capolavoro”, curata da Marco Dionisi Carducci e promossa dalla Strada del Gusto, nella Sala Alabardieri.

🎶 Cremona ti aspetta per la Festa del Torrone 2025

Dal 8 al 16 novembre 2025, Cremona invita tutti a vivere una festa che celebra dolcezza, cultura, musica e arte in un’unica, straordinaria esperienza.
Una manifestazione che unisce innovazione e tradizione, gusto e spettacolo, portando la città di Stradivari ancora una volta al centro dell’Italia più autentica.

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