Assaporando la storia di Renzo e Lucia: il Castello di Pandino diventa teatro vivente

La sera del 26 settembre 2025, le antiche mura del Castello Visconteo di Pandino si sono trasformate in un palcoscenico d’eccezione per “Assaporando la storia di Renzo e Lucia”, un evento capace di unire teatro, letteratura e gastronomia. Non un semplice spettacolo, ma un’esperienza immersiva che ha riportato in vita le pagine immortali de I Promessi Sposi.

Manzoni prende vita tra le mura del castello

Grazie al soggetto e alla sceneggiatura firmati da Susi Gabellini, il pubblico ha potuto vivere la sensazione di camminare dentro il romanzo di Alessandro Manzoni. Renzo e Lucia non erano più figure lontane studiate sui libri di scuola: erano lì, in carne e ossa, a pochi passi dagli spettatori, pronti a confidare i loro dubbi, a condividere la loro fede e a coinvolgere i presenti nel loro amore travagliato.

Ogni sala, ogni cortile del castello è diventato un capitolo vivente, dove le parole manzoniane hanno trovato nuova voce e nuova forza.

Gli attori, veri protagonisti della magia

Il successo dell’esperienza è stato merito anche della bravura degli attori, che hanno dimostrato un’abilità straordinaria nell’adattarsi al pubblico e agli spazi. Il loro recitare “a un palmo di naso” dagli spettatori ha richiesto naturalezza, improvvisazione e sensibilità. Ogni sguardo, ogni gesto ha contribuito a creare un dialogo intimo, abbattendo la distanza tra chi raccontava e chi ascoltava.

Gli attori non hanno semplicemente interpretato dei personaggi: li hanno incarnati, rendendo vivo il conflitto interiore di Lucia, la passionalità impetuosa di Renzo e le atmosfere intrise di storia e fede che caratterizzano il capolavoro manzoniano.

Un finale da gustare

Come suggello dell’esperienza, al termine del percorso gli spettatori hanno potuto degustare piatti lombardi citati nel romanzo, unendo così alla vista e all’udito anche il gusto. Un dettaglio che ha reso l’evento davvero multisensoriale, capace di toccare corde profonde della memoria e della tradizione.

Cultura che fa comunità

Il valore dell’iniziativa non si è fermato al piano artistico: l’intero ricavato dell’evento è stato devoluto a sostegno di progetti sociali legati al settore giovanile, agroalimentare e culturale, sottolineando ancora una volta come la cultura possa farsi strumento di crescita e coesione.

Complimenti all’organizzazione

Un plauso speciale va all’Associazione Milk e al suo presidente Natan Somenzi, che con passione e lungimiranza hanno saputo immaginare, organizzare e realizzare un evento di così alto livello. La loro capacità di intrecciare teatro, storia e territorio ha reso Pandino il cuore pulsante di una serata indimenticabile.

Un’esperienza da ripetere

“Assaporando la storia di Renzo e Lucia” non è stato solo uno spettacolo, ma un vero viaggio nel tempo che ha permesso di riscoprire la grandezza di Manzoni e la modernità dei suoi temi. Gli applausi finali non hanno salutato solo gli attori, ma anche l’idea di un teatro che si reinventa, che emoziona e che lascia il segno.

Il ritorno dello Stradivari e l’omaggio a un maestro della liuteria

Ieri sera all’Auditorium Arvedi non si è assistito a un semplice concerto, ma a una vera rinascita sonora: il violoncello “Stauffer ex Cristiani”, plasmato da Stradivari nel 1700, è tornato a vibrare dopo un restauro accuratissimo. A ridargli fiato e corpo è stato Paolo Tedesco, giovane interprete capace di lasciar parlare lo strumento più che di piegarlo a sé.

La prima parte, affidata allo Stauffer Cello Quartet, Giada Moretti (Levaggi 2009), Davide Cellacchi (Pistoni 1985), Christiana Coppola (Voltini 1994) e Mattia Midrio (Toto 2006), ha avuto il sapore di un prologo: quattro archi contemporanei, costruiti da maestri liutai di oggi (vincitori del Concorso Triennale di Liuteria), hanno dialogato in una trama che sapeva di architettura sonora. Nei brani eseguiti si sono ascoltati chiaroscuri degni della pittura barocca, trasparenze che evocavano Ravel e pulsazioni ritmiche vicine al minimalismo di Reich. Il suono collettivo, denso e compatto, ha creato un’atmosfera di attesa, come un sipario che si apre lentamente.

Poi il palcoscenico si è svuotato e l’aria è cambiata: lo Stradivari ha preso il centro della scena. Nelle mani di Tedesco il timbro dello strumento si è rivelato come un prisma, capace di rifrangere la luce musicale in mille direzioni. Nei movimenti bachiani scelti per l’occasione, il violoncello ha restituito una gamma di risonanze che andava dall’intimità quasi sussurrata a una forza scultorea, sempre limpida e vibrante.

Il salto al Novecento con la Sonata di Ysaÿe ha messo in evidenza un altro volto dello Stradivari: non più reliquia storica, ma materia viva, reattiva a ogni inflessione dinamica. Tedesco ha condotto l’ascoltatore da regioni di lirismo sospeso a territori di tensione aspra e virtuosismo incandescente, senza mai cadere nella mera esibizione tecnica.

Ma questo evento non è stato solo musica: è stato anche memoria. La serata, intitolata “Violoncelli per Charles Beare”, ha voluto omaggiare una figura fondamentale per la liuteria internazionale, capace di connettere Cremona con il mondo e di riconoscere nel suono degli strumenti antichi non solo un patrimonio da preservare, ma un’eredità da far vivere.

Il pubblico ha colto l’essenziale: non una celebrazione formale, ma un atto di ascolto collettivo. Non c’era retorica, ma un dialogo diretto tra legno antico e orecchie contemporanee. Un’esperienza che ha mostrato quanto, a tre secoli di distanza, il genio liutario di Cremona sappia ancora parlare con voce sorprendentemente attuale.

Cremona sul tetto del mondo con Giacomo Gentili: l’Italia del canottaggio torna campione iridato

Sette anni dopo Plovdiv 2018, il quattro di coppia azzurro torna a sedersi sul trono del mondo. A Shanghai, in una finale mozzafiato, Luca Chiumento, Luca Rambaldi, Andrea Panizza e il cremonese Giacomo Gentili hanno firmato un autentico capolavoro, riportando l’Italia al vertice della specialità davanti a Gran Bretagna e Polonia.

Gli occhi erano tutti puntati sull’armo azzurro, capitanato dal bissolatino Gentili, già protagonista a Parigi con uno straordinario argento olimpico. La sua esperienza, unita alla forza e all’affiatamento dei compagni, ha reso possibile un’impresa che resterà nella storia del canottaggio italiano.

Una gara perfetta

La finale mondiale in acqua 5 ha visto l’Italia partire subito fortissima: 46 colpi al minuto e prua in avanti. Ai 500 metri il cronometro segnava già un vantaggio di 1”60 sulla Polonia, consolidato poi ai 1000 metri con oltre 3 secondi di distacco.

Gli avversari non si sono arresi: Gran Bretagna e Polonia hanno tentato il recupero negli ultimi 500 metri, ma l’Italia ha saputo resistere con determinazione. È stato proprio Gentili a lanciare la chiusura, guidando l’equipaggio verso un arrivo trionfale: Italia campione del mondo!

Orgoglio cremonese

Questo successo non è solo una vittoria sportiva: è un orgoglio per tutto il Paese e, in particolare, per Cremona.
Giacomo Gentili, cresciuto nella Canottieri Bissolati, porta ancora una volta il nome della sua città ai massimi livelli internazionali. Dalle acque del Po fino ai riflettori mondiali di Shanghai, il suo percorso è la testimonianza di quanto talento, passione e impegno possano trasformarsi in risultati straordinari.

Cremona nel mondo

Lo sport è una delle voci con cui Cremona racconta se stessa al mondo. Non solo musica, arte e tradizione liutaria, ma anche storie di atleti che, come Gentili, diventano ambasciatori della città e dell’Italia intera.

Con questo nuovo trionfo, il canottaggio azzurro torna a brillare e Cremona si conferma terra di eccellenze, capace di unire radici profonde e sguardo internazionale.

Boccaccio Boccaccino e il Duomo di Cremona: un laboratorio del Rinascimento

Il nome di Boccaccio Boccaccino (Ferrara, ante 1466 – Cremona, 1525) è oggi al centro dell’attenzione grazie alla grande mostra Il Rinascimento di Boccaccio Boccaccino, in programma dal 10 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 al Museo Diocesano di Cremona. L’esposizione, affidata alla direzione scientifica di Francesco Ceretti e Filippo Piazza, rappresenta il primo omaggio monografico al pittore a cinquecento anni dalla sua morte, ed è frutto di un accurato lavoro di ricerca che vede coinvolti storici dell’arte, musei e istituzioni.

Tra le molte tappe della sua carriera – dagli esordi ferraresi al soggiorno veneziano, fino al passaggio a Roma – nessuna ha segnato la sua identità artistica quanto la stagione cremonese, dominata dalla grande impresa decorativa nel Duomo di Cremona.


Le prime commissioni in Duomo

Boccaccino giunse a Cremona nel 1506. Qui ricevette subito un incarico prestigioso: dipingere il Cristo in gloria nel catino absidale e l’Annunciazione sull’arco trionfale. In queste prime prove cremonesi si riconosce la maturità di un pittore che aveva assorbito la lezione di Leonardo a Milano e il linguaggio poetico di Giorgione a Venezia, tradotti in una formula classicheggiante fatta di figure monumentali e colori accesi, capaci di conferire alle scene un’intensità luminosa nuova per Cremona.


Il grande ciclo della navata

Il momento culminante del suo rapporto con la città fu però il cantiere della navata centrale, affrontato tra il 1523 e il 1524. Qui Boccaccino realizzò otto Scene della vita della Vergine e la Disputa di Gesù nel tempio: un racconto per immagini che, ancora oggi, accompagna lo sguardo dei fedeli e dei visitatori.

Questi affreschi sono unanimemente considerati capolavori assoluti del Rinascimento padano. Vi si avverte l’eco delle suggestioni romane – dove l’artista aveva soggiornato intorno al 1513 – e la conoscenza delle incisioni mariane di Albrecht Dürer, rielaborate in chiave personale. Il risultato è una pittura colta, raffinata, ma allo stesso tempo immediata nella sua capacità narrativa.


Un artista “raro ed eccellente”

Il valore della sua opera non sfuggì neppure ai contemporanei: Giorgio Vasari, nelle celebri Vite, lo definì un pittore “raro ed eccellente”. A Cremona, Boccaccino non fu solo un artista forestiero, ma divenne protagonista di un linguaggio figurativo capace di coniugare tradizione ferrarese, innovazione veneziana e spirito romano.


Una mostra e un percorso nella città

La mostra al Museo Diocesano non è soltanto un’esposizione di capolavori provenienti da prestigiose istituzioni come gli Uffizi, la Galleria Estense, il Museo di Capodimonte, il Museo Civico di Padova e il Museo Correr di Venezia. È anche un’occasione per riscoprire Cremona stessa come laboratorio del Rinascimento, a partire dal Duomo, dove gli affreschi di Boccaccino possono essere ammirati ancora oggi nel loro contesto originario.

Il percorso espositivo e la visita in Cattedrale diventano così complementari: da un lato l’approfondimento scientifico offerto dal museo, dall’altro l’esperienza diretta di un ciclo pittorico che continua a raccontare, dopo cinquecento anni, la forza visionaria di un artista che seppe fondere scuole e linguaggi diversi in un’armonia senza tempo.

Vivi “Il Rinascimento di Boccaccio Boccaccino” al Museo Diocesano di Cremona

Dal 10 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026, Cremona diventa epicentro del Rinascimento italiano con la prima mostra monografica dedicata a Boccaccio Boccaccino, a cinquecento anni dalla sua morte. Un’occasione irripetibile per riscoprire il talento di un maestro che ha segnato la cultura figurativa del suo tempo e che oggi torna a parlare al pubblico attraverso un percorso espositivo senza precedenti.

Boccaccino e il suo Rinascimento

Formatosi tra Venezia e Ferrara, Boccaccio Boccaccino portò a Cremona un linguaggio pittorico raffinato, capace di fondere la preziosità coloristica veneziana con la compostezza emiliana. Le sue opere, caratterizzate da un uso sapiente della luce e da un’eleganza formale che anticipa il pieno Rinascimento padano, hanno contribuito a fare della città un centro artistico di rilievo tra Quattrocento e Cinquecento.

Visitare questa mostra significa dunque non soltanto ammirare capolavori straordinari, ma anche comprendere come Cremona, spesso ricordata per la sua tradizione musicale, sia stata anche un crocevia essenziale della pittura rinascimentale.

Capolavori da prestigiose collezioni

Il Museo Diocesano accoglierà dipinti provenienti da istituzioni di assoluto prestigio, come le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Estense di Modena, il Museo di Capodimonte, il Museo Civico di Padova e il Museo Correr di Venezia, oltre a opere custodite in collezioni private difficilmente accessibili. Una selezione unica che restituisce la complessità e la ricchezza della produzione di Boccaccino.

Informazioni pratiche

📍 Museo Diocesano di Cremona
🗓️ 10 ottobre 2025 – 11 gennaio 2026
🕙 Orari di apertura:

  • Martedì – Domenica
    ▫️ 10.00 – 13.00 (ultimo ingresso ore 12.00)
    ▫️ 14.30 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00)

🎟️ La prenotazione è già attiva su museidiocesidicremona.it: ti consigliamo di assicurarti subito l’ingresso nella data e nell’orario che preferisci.

Perché non mancare

Questa mostra non è solo un evento espositivo, ma un viaggio nella storia e nell’identità culturale di Cremona. Un’occasione per scoprire un artista che ha reso grande il Rinascimento cremonese e per vivere la città attraverso le sue chiese, i suoi palazzi e il suo patrimonio artistico, che dialoga ancora oggi con le tele di Boccaccino.

Pallanuoto Bissolati, debutto al Trofeo di casa: segnali incoraggianti nonostante i risultati

Esordio stagionale per la prima squadra e l’Under 18 della Pallanuoto Bissolati, protagoniste domenica 21 settembre della seconda edizione del Trofeo Bissolati, che ha visto sfidarsi a Cremona formazioni provenienti da tutta la regione.

Nel girone senior la formazione di coach Vittore Branca si è misurata con avversarie di alto livello, uscendo sconfitta sia contro i bergamaschi della Rari Nantes Orobica (10-3) sia contro lo Sporting Lodi (9-4). Due test probanti in vista dell’imminente campionato di Serie C, al via a gennaio, che hanno messo di fronte alla Bissolati due tra le candidate principali alla promozione: lo Sporting Lodi, reduce dalla finale play-off persa la scorsa stagione, e un’Orobica rinforzata dagli innesti estivi e pronta a recitare un ruolo da protagonista. Alla fine, il triangolare è stato conquistato proprio dalla squadra bergamasca.

Nel girone Under 18, vinto dallo Sporting Lodi, la Bissolati ha iniziato con il piede giusto superando lo Sport Active Cormano per 9-4, per poi arrendersi ai lodigiani con il punteggio di 15-5.

Al termine della giornata coach Vittore Branca ha sottolineato l’importanza di questo appuntamento:

“È stata una bella giornata di sport: più che il risultato, conta iniziare a giocare insieme e creare intesa. Ci alleniamo insieme da sole due settimane, quindi in questa fase l’obiettivo è conoscersi e crescere come gruppo”.

Sulla stessa linea il capitano Gianmarco Mazzeo:

“Un’esperienza utile, che ci fa capire su cosa dobbiamo lavorare. Le sconfitte non ci demoralizzano ma ci spronano: siamo nel pieno della preparazione e vogliamo arrivare pronti e in condizione a gennaio, quando inizierà il campionato”.

Lorenzo Corbetta

Charles Beare: il Guardiano della Tradizione Liutaria

Nel mondo della liuteria, poche figure brillano con la luce di Charles Theodore Sydney Beare, scomparso nel 2025 all’età di 87 anni. Maestro, studioso, autentificatore, amico di Cremona: ecco la storia di un uomo che ha dedicato la vita a custodire il respiro degli strumenti antichi.


Le radici di una vocazione

  • Nasce a Londra il 22 maggio 1937, in una famiglia già da generazioni impegnata nel mondo degli strumenti ad arco.
  • Si forma alla Mittenwald School in Germania nel 1958, perfezionando l’arte della liuteria; poi, grazie al suo patrigno William Beare, arriva a New York, al prestigioso laboratorio Rembert Wurlitzer, dove apprende sotto la guida del celebre restauratore Simone Fernando Sacconi. Lì studia centinaia di strumenti storici — tra cui 110 Stradivari e 57 Guarneri.

Un’autorità riconosciuta nel mondo intero

  • Tornato in Inghilterra, assume un ruolo chiave nell’azienda di famiglia (J. & A. Beare), che sotto la sua guida diventa un faro per musicisti, collezionisti e appassionati.
  • Company e restauro si fondono: non era solo questione di vendere o restaurare strumenti, ma di garantire loro autenticità, integrità storica, valore artistico.
  • Tra i suoi clienti più celebri: Yehudi Menuhin, Jacqueline du Pré, Yo-Yo Ma, Itzhak Perlman, Mstislav Rostropovich, Isaac Stern, Pinchas Zukerman. Tutti affidavano a lui strumenti preziosi, o si rivolgevano a lui per opinioni sull’autenticità.

Legame profondo con Cremona

  • Charles Beare è stato nominato cittadino onorario di Cremona dopo l’esposizione internazionale su Stradivari organizzata nella nostra città nel 1987, evento al quale partecipò come organizzatore e curatore. Cremona per lui non era una tappa obbligata, ma un luogo simbolico: la culla della liuteria, il punto in cui storia, arte e artigianato si fondono.
  • La sua passione per gli strumenti antichi—Stradivari in primo luogo—e per l’arte liutaria italiana lo hanno portato ad avere un profondo rispetto per la conservazione, il restauro, la valorizzazione. Cremona si riconosceva e riconosce in lui un partner, un custode della memoria e un ponte verso il presente.

Umiltà, metodo e lascito

  • Un tratto distintivo: memoria visiva straordinaria. Bastava a Charles Beare uno sguardo a una curva, a un foro “a f” ben costruito, alla voluta di un archetto per riconoscere l’origine e il possibile artigiano. Non era solo il sapere tecnico, ma la sensibilità che nasce dall’esperienza.
  • Era anche uno che accoglieva nuovi strumenti, nuove tecniche di indagine—ad esempio la dendrocronologia—quando scientifiche, per sostenere ipotesi altrimenti solo approssimative.
  • Oltre ai certificati di autenticità, alle pubblicazioni e al know-how: il suo lascito vive negli strumenti restaurati, nei musicisti che hanno potuto suonare capolavori antichi, nei giovani liutai che hanno potuto imparare dall’esperienza.

Perché lo ricordiamo con gratitudine

Cremona, con la sua storia di liuti, viole, violini, violoncelli, con le sue botteghe, i restauratori, le esposizioni, con quei luoghi che custodiscono il silenzio e il suono insieme, si rispecchia in persone come Charles Beare. La sua figura incarnava il rispetto per la materia, per l’arte fatta con le mani, per la cura e per la fedeltà alla storia.

Quando uno strumento antico torna a suonare, quando il legno levigato per secoli vibra, quando una corda antica risuona pulita come allora — c’è un pezzo di Beare in quel momento.

Don Paolo Mori: un Figlio di Cremona Sacerdote tra Colorado e Sant’Ilario

Cremona celebra uno dei suoi giovani: sabato 20 settembre 2025, nella città di Denver (Colorado), Paolo Mori, originario della nostra provincia, riceverà l’ordinazione sacerdotale. Un passo importante non solo per lui, ma per l’intera comunità neocatecumenale cremonese, che vede in lui il sesto giovane proveniente da questo percorso a diventare sacerdote.

Il cammino di Paolo

Nato nel 1994 e cresciuto tra le vie tranquille di Stagno Lombardo, Paolo ha mosso i suoi primi passi nella vita studentesca al liceo “Daniele Manin” di Cremona. Dopo la maturità, la scelta di laurearsi in Scienze Motorie ha aperto la porta al desiderio di servire, incarnando con il corpo e l’anima un cammino di fede.

Nel novembre 2016 Paolo entra nel Seminario Arcidiocesano Missionario Redemptoris Mater di Denver, un’esperienza che lo porterà lontano dalle radici fisiche ma ancorato a quelle spirituali. Accanto agli studi oltreoceano, il suo percorso accademico si arricchisce con un master in Teologia conseguito all’“Angelicum” di Roma, un segno della sua apertura verso la profondità dottrinale della Chiesa.


Un’ordinazione che parla a tutti

L’ordinazione sacerdotale di don Paolo non è unevento isolato, ma si incrocia con ricorrenze e comunità. Si svolgerà infatti in concomitanza con il 55° anniversario del Cammino Neocatecumenale in Lombardia — un cammino che ha coinvolto generazioni, costruito relazioni, amicizie e fede.

Sarà una liturgia solenne, presieduta dall’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, insieme ai Vescovi lombardi, tra i quali il Vescovo di Cremona mons. Antonio Napolioni. Un momento di gioia condivisa tra le diocesi, simbolo del legame forte che unisce le comunità locali con quelle lontane.


Il ritorno a casa: la Prima Messa

Non appena avvenuta l’ordinazione, don Paolo farà ritorno in Italia per celebrare ciò che ogni sacerdote attende con trepidazione: la Prima Messa. Sarà mercoledì 24 settembre, alle ore 20, nella parrocchia di Sant’Ilario a Cremona, luogo che ospita le comunità neocatecumenali della città.

Questo rito non è solo formale: è punto d’incontro, è festa della famiglia cristiana, è testimonianza viva per chi lo conosce e per chi guarda. È l’abbraccio di Cremona verso uno dei suoi figli, che torna portando con sé un dono di fede, speranza e servizio.

Festa del Salame 2025: a Cremona torna la festa più golosa dell’anno!

Dal 3 al 5 ottobre 2025, Cremona si prepara ad accogliere la nuova edizione della Festa del Salame, l’appuntamento più appetitoso dell’autunno. Tre giorni dedicati al gusto, alla tradizione e alla creatività, in una cornice unica: il centro storico della città.

Una città intera che profuma di salame

Le vie e le piazze di Cremona si trasformeranno in un grande palcoscenico del gusto. Gli artigiani della salumeria, provenienti da tutta Italia, porteranno le loro specialità per celebrare il re della tavola con stand gastronomici, panini maxi, degustazioni e sorprese per tutti i palati.

Cosa ti aspetta alla Festa del Salame 2025

  • Maxi installazioni da selfie (e da morso!) per foto indimenticabili
  • Showcooking spettacolari con ospiti d’eccezione
  • Eventi live, premi e attività per tutte le età
  • PalaSalame in Piazza Roma come quartier generale della festa

Non la solita sagra, ma un evento che unisce tradizione e ironia: qui il salame si celebra con creatività, divertimento e tanto appetito.

Ingresso libero e programma ricchissimo

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti e pensati per coinvolgere grandi e piccoli. Il programma dettagliato sarà presto disponibile, ma una cosa è certa: sarà impossibile resistere al profumo che invaderà ogni angolo del centro.

Il ritorno dello Stradivari “Stauffer ex Cristiani”: Cremona celebra la sua voce ritrovata

Cremona, capitale mondiale della liuteria, torna a emozionare con una notizia che ha il sapore della storia. Dopo un accurato e meticoloso restauro, il celebre violoncello Stradivari “Stauffer ex Cristiani”, custodito presso la Fondazione Stauffer e conservato al Museo del Violino, ritrova la sua voce.

Questo strumento straordinario, realizzato da Antonio Stradivari nel XVIII secolo, non è soltanto un capolavoro di liuteria: è un testimone vivo di secoli di musica, mani e palcoscenici che continuano a vibrare ancora oggi. L’acquisto del violoncello, reso possibile grazie alla consulenza del grande esperto Charles Beare, ha segnato una tappa fondamentale nella valorizzazione del patrimonio musicale internazionale.

Un concerto per celebrare la rinascita

Il debutto del violoncello restaurato avverrà il 25 settembre all’Auditorium Giovanni Arvedi di Cremona, in un concerto speciale dedicato proprio alla memoria di Charles Beare, tra i più autorevoli conoscitori di strumenti ad arco.

A riportare in vita la voce dello Stradivari sarà Paolo Tedesco, giovane allievo Stauffer, che interpreterà due pietre miliari per violoncello solo: la Suite n. 1 di Johann Sebastian Bach e la Sonata di Eugène Ysaÿe.

Accanto a lui, lo Stauffer Cello Quartet – formato da Davide Cellacchi, Giada Moretti, Mattia Midrio e Christiana Coppola – proporrà un programma che attraversa generi e linguaggi, da Carlo Alfredo Piatti ad Alexandre Tansman, fino a Giovanni Sollima, regalando al pubblico un viaggio tra passato e contemporaneità.

Durante la serata, i giovani musicisti suoneranno quattro strumenti d’eccezione: violoncelli vincitori del Concorso Triennale Internazionale di Liuteria “Antonio Stradivari”, realizzati dai maestri liutai Silvio Levaggi, Primo Pistoni, Francesco Toto e Alessandro Voltini.

Cremona, la città che fa parlare la musica

Questo evento non è soltanto un concerto, ma un simbolo: il segno di come la tradizione e il futuro possano incontrarsi. A Cremona, la musica non è mai una reliquia, ma una presenza viva, che unisce generazioni e culture.

Il ritorno del “Stauffer ex Cristiani” rappresenta un invito a riscoprire la città nella sua dimensione più autentica: un luogo dove la storia diventa esperienza, e l’arte prende vita ogni giorno.

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