Era il 12 aprile 1985 quando Ladyhawke, diretto da Richard Donner, arrivava nelle sale cinematografiche americane. Sono passati quarant’anni da quell’uscita che, pur non ottenendo all’epoca gli incassi sperati, ha consegnato al cinema un piccolo capolavoro fantasy destinato a entrare nel cuore degli spettatori. Girato interamente in Italia, tra Soncino, Castell’Arquato, Vigoleno, Torrechiara e le Dolomiti, il film ha trasformato borghi e castelli medievali in scenari mitici e senza tempo.

All’uscita, Ladyhawke incassò poco più di 18 milioni di dollari a fronte di un budget superiore ai 20 milioni, numeri considerati deludenti per un kolossal di quelle proporzioni. Eppure, con il passare degli anni, la pellicola ha conquistato un pubblico sempre più vasto e affezionato, diventando un cult del genere fantasy. La sua forza narrativa e visiva, unita a un cast d’eccezione – Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer, John Wood e Matthew Broderick – ha permesso a questo film di superare il tempo e di rimanere vivo nell’immaginario collettivo.

Il film ottenne anche due candidature agli Oscar, per il miglior sonoro e il miglior montaggio sonoro, senza però aggiudicarsi alcuna statuetta. Ma più dei premi fu l’impatto emotivo a lasciare il segno: la storia struggente di Etienne Navarre e Isabeau d’Anjou, amanti divisi da un maleficio che li condanna a trasformarsi rispettivamente in lupo e falco, continua ancora oggi a emozionare spettatori di ogni età.

Il viaggio di Donner e la scelta di Soncino

La selezione delle location avvenne nel 1983, quando Richard Donner e alcuni collaboratori percorsero l’Europa a bordo di un pullmino alla ricerca dei luoghi ideali per ambientare la vicenda. La prima opzione fu la Cecoslovacchia, seguita dalla Spagna. Ma fu l’Italia a conquistare il regista. A Soncino, in particolare, Donner rimase colpito dalla maestosità della Rocca Sforzesca, dal fossato e dallo stato di conservazione del borgo cremonese.

Nonostante la trama presenti richiami linguistici e toponomastici di origine francese (la città-fortezza di Aguillon, ad esempio), il film venne girato interamente in Italia. Ladyhawke prese così forma tra castelli, chiese e borghi medievali, mescolando architetture reali in un “patchwork” cinematografico: il Castello di Torrechiara per gli interni, Castell’Arquato per le scene dell’impiccagione e delle processioni, Soncino per la fuga del giovane Philippe Gaston. Alcune riprese vennero realizzate anche tra i panorami mozzafiato delle Dolomiti.

La Rocca di Soncino e il cinema

La Rocca Sforzesca di Soncino divenne una delle location chiave. Nel film è la fortezza da cui fugge Philippe (Matthew Broderick) attraverso le fogne, scampando all’impiccagione ordinata dal Vescovo di Aguillon. Per l’occasione, il fossato del castello fu riempito d’acqua, conferendo ulteriore realismo alla sequenza. Le mura, i cortili e i passaggi della Rocca ritornano più volte nel corso della pellicola, rendendo Soncino riconoscibile a chiunque conosca la sua architettura.

Non è la prima volta che la Rocca di Soncino fa da set: già in passato era stata scelta per sceneggiati televisivi come Marco Visconti (1975) e Camilla (1976), e più tardi per il film di Ermanno Olmi Il mestiere delle armi (2001). Ma è proprio grazie a Ladyhawke che Soncino è entrato a pieno titolo nella storia del cinema, legandosi per sempre a un’opera amata in tutto il mondo.

Il 40° anniversario: Soncino torna set

Quarant’anni dopo, il borgo celebra questo legame con una rievocazione storica a tema Ladyhawke, che culminerà in uno spettacolo teatrale.

  • Adattamento e regia: Miriam Ghezzi
  • Direzione artistica: La Gilda delle Arti
  • Con: Martina Algeri, Giovanni Fiorinelli, Miriam Ghezzi, Daniele Tirloni, Stefano Tirloni

Lo spettacolo, in scena sabato 4 ottobre alle 21.30, farà rivivere la leggenda di Navarre e Isabeau, trasformando ancora una volta il Castello di Soncino in un palcoscenico a cielo aperto. Sarà un’occasione unica per immergersi nelle atmosfere medievali che hanno reso il film indimenticabile, tra mito, romanticismo e avventura.

Un omaggio al cinema e al territorio

Questa celebrazione non è solo un tributo a Ladyhawke, ma anche un’opportunità per valorizzare Soncino come borgo medievale di grande fascino e meta di turismo culturale. Eventi come questo mostrano come il cinema possa diventare uno strumento di promozione territoriale, riportando alla luce la storia di un film che – pur nato con difficoltà – è riuscito a conquistare il cuore degli spettatori e a diventare un cultrando come il cinema e il patrimonio culturale possano dialogare e arricchirsi a vicenda.

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