Un omaggio carico di emozione e intimità ha risuonato ieri sera negli spazi della Liuteria Amorim, nel cuore di Cremona, dove si è tenuto un concerto in memoria del grande violoncellista Antonio Meneses. Una serata speciale non solo per il valore musicale, ma per il forte significato umano: la liuteria Amorim, che ha ospitato l’evento, non è stata scelta a caso. Legata a Meneses da una profonda amicizia e da origini comuni in Brasile, la famiglia Amorim ha aperto le porte del proprio atelier a un pubblico attento e commosso, trasformando il concerto in un rito condiviso di ricordo e gratitudine.

A rendere omaggio al maestro, Francesco Tamburini, giovane violoncellista formatosi sotto la guida di Meneses all’Accademia Stauffer, e Monica Cattarossi al pianoforte, pianista e collaboratrice storica del maestro durante il suo insegnamento a Cremona.

Il concerto ha assunto un ulteriore valore simbolico grazie alla scelta di Tamburini di suonare due violoncelli appartenuti ad Antonio Meneses: strumenti che, nelle sue mani, hanno ritrovato voce e vita, risuonando tra le pareti della liuteria con una potenza emotiva straordinaria.

Il programma, raffinato ed eterogeneo, ha attraversato epoche e stili, con una sensibilità interpretativa che ha saputo mantenere vivo il pensiero musicale di Meneses:

  1. Gabriel Fauré – Berceuse, Op. 16
  2. Alfredo Piatti – Capriccio No. 11
  3. Heitor Villa-Lobos – Bachianas Brasileiras No. 5: Aria (Cantilena)
  4. J.S. Bach – Suite No. 4, BWV 1010: Sarabande
  5. Robert Schumann – Drei Romanzen, Op. 94
  6. Nadia Boulanger – Trois Pièces pour violoncelle et piano
  7. Villa-Lobos – O Canto do Cisne Negro
  8. Fauré – Les Berceaux, Op. 23 No. 1

Ogni brano è stato eseguito con cura e consapevolezza, ma anche con la libertà e la poesia che solo chi ha conosciuto profondamente l’insegnamento del maestro può restituire. Particolarmente emozionante l’Aria di Villa-Lobos e la Sarabande di Bach, momenti in cui il tempo sembrava fermarsi, sospeso tra memoria e presenza.

Il concerto si è concluso in un silenzio quasi sacro, seguito da un lungo applauso che non era solo per gli interpreti, ma per Antonio Meneses, per la sua musica, e per la comunità che ha saputo riunirsi per celebrarlo con la stessa grazia che lo ha sempre contraddistinto.

Un tributo autentico, vibrante e sincero: Cremona ha ricordato uno dei suoi maestri con il linguaggio più vero che ci sia – quello della musica.

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