Mercoledì 15 aprile alle ore 20.30, l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino di Cremona ospita un nuovo appuntamento de I Concerti della Stauffer, rassegna che rappresenta uno dei momenti più significativi della vita musicale cittadina.

Protagonista della serata sarà il pianista Andrea Lucchesini, affiancato dai Quartetti Stauffer Quartetto di Genova e Quartetto Quazar per un programma che accosta due capolavori del repertorio cameristico: il Quintetto per pianoforte e archi in Fa minore op. 34 di Johannes Brahms e il Quintetto per pianoforte e archi in Sol minore op. 57 di Dmitrij Šostakovič.


Un ritorno atteso dopo il successo recente

Il ritorno di Lucchesini a Cremona arriva dopo il grande successo ottenuto nelle scorse settimane, quando il pianista toscano ha concluso la rassegna Il Pianoforte con un concerto particolarmente apprezzato dal pubblico. In quell’occasione, il programma aveva messo in dialogo epoche lontane, accostando Domenico Scarlatti e Luciano Berio, per poi culminare nei 24 Preludi di Fryderyk Chopin, eseguiti con grande intensità e accolti con entusiasmo dall’Auditorium Arvedi.

Una serata che ha confermato la capacità di Lucchesini di costruire percorsi musicali originali, capaci di mettere in relazione linguaggi diversi e di coinvolgere l’ascoltatore in un’esperienza di ascolto non convenzionale.

La Stauffer: formazione e palcoscenico

Il concerto si inserisce nel progetto artistico dell’Accademia Stauffer, che da anni affianca alla formazione di alto livello un’intensa attività concertistica. Un modello che permette agli allievi di confrontarsi direttamente con il pubblico e con interpreti di fama internazionale, trasformando il concerto in parte integrante del percorso di crescita.

In questo contesto, la presenza di un musicista come Lucchesini rappresenta un momento di particolare valore: non solo interprete, ma anche didatta e figura di riferimento nel panorama musicale contemporaneo.

Un dialogo tra epoche e linguaggi

Il programma della serata propone un confronto tra due opere lontane nel tempo ma accomunate da una forte intensità espressiva. Il quintetto di Brahms, tra i più celebri del repertorio romantico, si distingue per la ricchezza tematica e la profondità emotiva. Quello di Šostakovič, scritto nel pieno del Novecento, introduce invece tensioni, contrasti e una scrittura più drammatica, riflesso del contesto storico e culturale in cui è nato.

Un accostamento che riflette la visione della Stauffer: mettere in dialogo tradizione e modernità, offrendo al pubblico percorsi di ascolto che attraversano epoche e sensibilità diverse.

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