Ci sono figure che non appartengono solo alla loro epoca, ma attraversano il tempo lasciando un’eredità viva e fertile. Simone Fernando Sacconi è una di queste. Maestro liutaio, restauratore, ricercatore e divulgatore, Sacconi ha rappresentato un punto di svolta nella storia della liuteria mondiale, riuscendo a unire in modo unico il rispetto per la tradizione e la spinta verso l’innovazione.
Nato a Roma nel 1895, ma profondamente legato alla scuola cremonese, Sacconi dedicò la sua vita a studiare e far rivivere l’arte liutaria italiana, in particolare quella di Antonio Stradivari. Il suo nome è oggi sinonimo di rigore scientifico applicato all’artigianato, di passione per la conoscenza e di una profonda capacità di osservare e comprendere gli strumenti musicali come organismi viventi.
Il suo percorso lo portò fino agli Stati Uniti, dove divenne figura centrale del laboratorio della Wurlitzer a New York, per poi collaborare con il Metropolitan Museum. Fu proprio lì che le sue competenze divennero patrimonio condiviso, formando generazioni di liutai e contribuendo a creare un nuovo standard internazionale nella conservazione e nella costruzione degli strumenti ad arco.
Il suo libro “I ‘Segreti’ di Stradivari”, pubblicato nel 1972, resta ancora oggi una pietra miliare per chiunque si avvicini al mondo della liuteria. Un’opera che nasce non solo dalla sapienza tecnica, ma anche da un’immensa dedizione alla ricerca e all’osservazione diretta degli strumenti antichi, molti dei quali passati dalle sue mani.
A raccontare con passione e rigore questa straordinaria figura è la giornalista e critica musicale Wanna Zambelli, in un articolo recentemente pubblicato su Artribune. Un testo che consigliamo a tutti coloro che desiderano scoprire non solo la vita di Sacconi, ma anche la forza culturale e simbolica che Cremona esercita ancora oggi a livello internazionale.
