CremonaJazz 2026: quando la città si apre a nuovi linguaggi musicali

Dal 20 aprile al 4 giugno 2026 torna CremonaJazz, la rassegna che da undici edizioni porta in città alcuni tra i protagonisti più interessanti della scena jazz internazionale. Un appuntamento che, anno dopo anno, ha costruito un’identità precisa: non solo una serie di concerti, ma uno spazio di incontro tra tradizione musicale e sperimentazione.

Tutti gli eventi si svolgeranno all’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino, un luogo simbolo della musica a Cremona, noto per la qualità acustica e per la capacità di ospitare progetti che dialogano con la contemporaneità.

Una città che va oltre la propria tradizione

Cremona è conosciuta nel mondo per la liuteria e per la sua storia legata alla musica classica. Proprio per questo, iniziative come CremonaJazz assumono un valore particolare: dimostrano la capacità della città di aprirsi a linguaggi diversi, mantenendo una forte identità ma senza restare ancorata a un solo repertorio.

Il jazz, con la sua natura libera e in continua evoluzione, trova a Cremona un contesto capace di accoglierlo e valorizzarlo. Non come alternativa alla tradizione, ma come sua naturale estensione.

Un programma tra grandi nomi e nuove visioni

L’edizione 2026 propone un cartellone che unisce artisti affermati e progetti originali. Tra i protagonisti figurano nomi di rilievo internazionale come Peter Erskine, storico batterista dei Weather Report, e Nicole Zuraitis, vincitrice di Grammy, accanto a interpreti contemporanei come Veronica Swift e Olivia Trummer.

Accanto a loro, musicisti capaci di attraversare generi e influenze, come Omar Sosa e Trilok Gurtu, porteranno sul palco sonorità che mescolano jazz, world music e sperimentazione.

Ad aprire la rassegna sarà un’anteprima affidata ad Amii Stewart, con un progetto che intreccia soul, R&B e jazz, confermando l’attenzione della rassegna verso contaminazioni e nuovi percorsi musicali.

Il valore di una rassegna nel tempo

Arrivato alla sua undicesima edizione, CremonaJazz si è progressivamente affermato come uno degli appuntamenti di riferimento nel panorama nazionale. La crescita della rassegna è legata a una linea artistica chiara: qualità, equilibrio tra nomi affermati e nuove proposte, attenzione alla costruzione di programmi coerenti.

Non è solo il cartellone a definire il valore della manifestazione, ma anche il contesto in cui si inserisce. CremonaJazz contribuisce infatti a rafforzare l’immagine della città come luogo in cui la musica non è solo patrimonio storico, ma pratica viva e contemporanea.

Un’esperienza che va oltre il concerto

Partecipare a CremonaJazz significa vivere un’esperienza che unisce ascolto e ambiente. L’Auditorium Arvedi, con la sua acustica e la sua architettura, diventa parte integrante del concerto, offrendo un contesto che valorizza ogni sfumatura sonora.

In questo senso, la rassegna non è solo un evento musicale, ma un elemento del racconto più ampio di Cremona: una città capace di tenere insieme passato e presente, tradizione e innovazione.

CremonaJazz 2026 si inserisce così in un percorso che continua a evolversi, portando in città suoni, visioni e storie provenienti da tutto il mondo, senza perdere il legame con la propria identità.

Mina, una voce senza tempo

Il 25 marzo si celebra il compleanno di Mina, una delle voci più importanti e riconoscibili della musica italiana e internazionale. Un’artista capace di attraversare oltre mezzo secolo di storia musicale, mantenendo intatta la propria forza espressiva e il proprio fascino, anche lontano dalle scene.

La sua carriera ha avuto inizio alla fine degli anni Cinquanta, in un’Italia che stava cambiando volto. Le prime esibizioni tra locali e sale da ballo hanno subito rivelato una personalità fuori dagli schemi: una voce potente, un’interpretazione intensa e una presenza scenica capace di sorprendere. Fin da subito, Mina si è distinta per uno stile innovativo, contribuendo a ridefinire il modo di cantare e vivere la musica nel nostro Paese.


Gli inizi e l’ascesa

Tra i primi momenti decisivi della sua carriera si ricordano le esibizioni con i gruppi musicali dell’epoca e le prime incisioni discografiche, che ottennero un successo immediato. Il debutto televisivo e la partecipazione al Festival di Sanremo segnarono poi il passaggio verso una popolarità nazionale, consolidata negli anni Sessanta.

Mina divenne rapidamente una delle protagoniste della scena musicale italiana, anche grazie alla sua capacità di spaziare tra generi diversi: dal rock and roll agli standard internazionali, dalla canzone d’autore alla musica leggera più raffinata. Il suo repertorio si arricchì di brani destinati a diventare classici, molti dei quali ancora oggi fanno parte della memoria collettiva.


Un legame con il territorio

Il rapporto tra Mina e Cremona è parte integrante della storia culturale della città. Tra i primi passi della sua carriera, proprio il territorio cremonese ha fatto da sfondo ad alcune esperienze fondamentali, contribuendo a costruire quel percorso che l’avrebbe portata a diventare una delle interpreti più amate di sempre.

Negli anni, il legame con la città è rimasto vivo anche attraverso la memoria collettiva e l’identità musicale del territorio, che continua a riconoscersi nella sua figura.


Il ritiro e il mito

Nel 1974 Mina decide di ritirarsi dalle scene, scegliendo di non apparire più in pubblico. Una scelta che, anziché indebolire la sua presenza, ha contribuito a rafforzarne il mito. Da allora, l’artista ha continuato a pubblicare musica con regolarità, mantenendo un rapporto costante con il pubblico attraverso le sue canzoni.

Album, collaborazioni e reinterpretazioni hanno segnato le decadi successive, dimostrando una straordinaria capacità di rinnovarsi. Tra i progetti più noti, anche le collaborazioni con artisti di primo piano della musica italiana, che hanno contribuito a mantenere viva la sua presenza nel panorama musicale contemporaneo.


Una voce che resta

Mina rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per la musica italiana. La sua voce, capace di passare dalla potenza all’intimità con naturalezza, continua a essere studiata, ascoltata e reinterpretata.

A Cremona, città della musica per eccellenza, il suo nome resta legato a una dimensione che va oltre la semplice celebrazione: è parte di una storia culturale più ampia, fatta di talento, ricerca e capacità di lasciare un segno duraturo.

Perché alcune voci non appartengono solo a un’epoca.
Diventano patrimonio condiviso.

Addio a Gino Paoli: il legame con Cremona e una musica che resta

La musica italiana perde una delle sue voci più riconoscibili: Gino Paoli si è spento all’età di 91 anni, lasciando in eredità oltre sessant’anni di canzoni che hanno attraversato generazioni, epoche e cambiamenti.

Cantautore tra i più influenti del panorama nazionale, Paoli ha firmato brani entrati nella memoria collettiva come Il cielo in una stanza, Sapore di sale, Senza fine, La gatta e Una lunga storia d’amore. Canzoni capaci di raccontare sentimenti universali con uno stile essenziale, diretto, mai scontato.

Il legame con Cremona

Meno noto, ma significativo, è il legame che univa Gino Paoli al territorio cremonese. Tra Cremona e Bozzolo il cantautore ha trascorso diversi momenti della sua vita, frequentando luoghi e persone che hanno lasciato un segno nel suo percorso umano e artistico.

In città era spesso presente al Bissone di via Pecorari, storico locale cremonese, dove si intrecciavano storie, incontri e musica. Fu grazie all’amicizia con Gian Galeazzo Saviola che Paoli scoprì Cremona e le sue campagne, entrando in contatto con un ambiente vivace, fatto di artisti, personaggi e atmosfere fuori dagli schemi.

Anche Bozzolo rappresentò per lui un punto di riferimento, un luogo che lo colpì per la sua autenticità e che ispirò persino una canzone, Bozzoliana, dedicata alla vita del paese.

L’incontro con Mina

Il legame con Cremona passa inevitabilmente anche da Mina, una delle interpreti più importanti della musica italiana e originaria della città. Fu proprio la sua voce a rendere immortale Il cielo in una stanza, una delle canzoni più celebri scritte da Paoli.

Il rapporto tra i due nacque all’inizio degli anni Sessanta e, pur tra alti e bassi, diede vita a uno dei momenti più iconici della musica italiana. L’interpretazione di Mina contribuì a trasformare quel brano in un successo straordinario, ancora oggi capace di emozionare.

Una musica che resta

Gino Paoli è stato un autore capace di raccontare l’intimità, l’amore, la malinconia e il tempo che passa con una semplicità solo apparente. Le sue canzoni continuano a vivere, a essere ascoltate, reinterpretate, tramandate.

Anche a Cremona, dove la musica è parte dell’identità stessa della città, il suo ricordo resta legato non solo alle sue opere, ma anche ai luoghi e agli incontri che hanno incrociato il suo cammino.

Con la sua scomparsa si chiude una pagina importante della canzone italiana, ma le sue parole e le sue melodie continuano a risuonare, senza tempo.

Un sindaco in cucina

Presentato il primo libro di Michel Marchi, sindaco del piccolo comune cremonese dal 2014: “Un sindaco in cucina” (Edizioni Scatole Parlanti).

Appassionato di cucina fin da bambino grazie alla nonna Pina, che lo ha introdotto ai segreti della tradizione casalinga, Michel Marchi ha trasformato questa passione in un volume che va ben oltre la semplice raccolta di ricette. Si tratta di un vero e proprio food storytelling: ogni piatto diventa pretesto per raccontare una storia personale, un ricordo, un’emozione legata agli ingredienti, alla vita di paese, al fiume Po e alle radici cremonesi.

Tra le pagine emergono piatti classici della tradizione locale (con omaggi a lucioperca, aringhe e altri prodotti del territorio fluviale), ma anche proposte insolite e provocatorie. Il capitolo che ha suscitato maggiore curiosità e dibattito è infatti interamente dedicato alle nutrie: il sindaco-cuoco difende con convinzione la bontà delle loro carni, sostenendo che siano prelibate, molto simili a quelle del coniglio ma a suo dire ancora più gustose. Il libro propone diverse ricette per valorizzarle in cucina, inserendole in un discorso più ampio sul recupero di risorse alimentari sostenibili e sulla lotta alla proliferazione di questa specie invasiva lungo le rive del Po.

L’iniziativa ha ricevuto attenzione anche a livello nazionale. Ne ha parlato infatti Giuseppe Cruciani (conduttore de La Zanzara su Radio 24), che in passato aveva già dato spazio al tema nutria-cucina proprio intervistando o commentando proposte simili provenienti dal cremonese, contribuendo a rendere virale la provocazione gastronomica del sindaco Marchi.

Il Consorzio Liutai celebra 30 anni con il Quartetto di Cremona

Cremona si prepara a celebrare un traguardo significativo per una delle realtà che meglio rappresentano l’identità della città: il Consorzio Liutai “Antonio Stradivari”, che quest’anno festeggia 30 anni di attività.

Per l’occasione è stato organizzato un concerto speciale che si terrà venerdì 20 marzo alle ore 19 presso l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino, uno dei luoghi simbolo della musica e della liuteria cremonese. Protagonista della serata sarà il Quartetto di Cremona, formazione di fama internazionale che da anni porta nel mondo la tradizione musicale della città.

L’evento rappresenta non solo una celebrazione, ma anche un momento di incontro tra cittadini, musicisti, appassionati e professionisti del settore. Il Consorzio Liutai, nato con l’obiettivo di promuovere e tutelare la tradizione liutaria cremonese, ha infatti svolto negli ultimi trent’anni un ruolo fondamentale nel sostenere il lavoro degli artigiani e nel diffondere nel mondo il valore degli strumenti costruiti a Cremona.

La città è universalmente riconosciuta come capitale mondiale della liuteria, una tradizione secolare che affonda le sue radici nei grandi maestri del passato come Stradivari, Amati e Guarneri e che continua ancora oggi grazie al lavoro di numerosi liutai e alle istituzioni dedicate alla formazione e alla ricerca.

Il concerto del Quartetto di Cremona sarà quindi l’occasione per celebrare questa storia fatta di arte, artigianato e musica, in un luogo simbolico come l’Auditorium Arvedi, noto per la qualità della sua acustica e per essere uno dei principali punti di riferimento per la musica da camera in Italia.

L’ingresso alla serata sarà gratuito fino a esaurimento posti, permettendo a tutti di partecipare a un appuntamento che unisce la celebrazione di un anniversario importante con la bellezza della grande musica.

Un modo per ricordare come, a Cremona, la liuteria non sia soltanto tradizione, ma una realtà viva che continua a produrre cultura, suoni e storie capaci di viaggiare nel mondo.

Pandino celebra la Fiera di San Giuseppe: tradizione, comunità e futuro

Dal 1887 la Fiera di San Giuseppe non è soltanto un appuntamento in calendario. È un momento identitario, un’occasione in cui Pandino si riconosce, si racconta e si ritrova.

Domenica 15 marzo 2026 il borgo cremasco tornerà ad animarsi attorno al suo simbolo più rappresentativo, il Castello Visconteo, per una giornata che unisce tradizione, cultura, gusto e partecipazione.

Un programma diffuso nel cuore del paese

La Fiera coinvolgerà diverse aree del centro cittadino, trasformando Pandino in uno spazio aperto di incontro. Dal mercato tradizionale alle aree espositive, dallo street food alle iniziative dedicate alle famiglie, l’evento offrirà proposte per tutte le età.

Il Castello Visconteo sarà uno dei fulcri della manifestazione, con esposizioni, momenti culturali e spazi dedicati alle associazioni del territorio. Non mancheranno le attività per i più piccoli, le iniziative delle realtà del terzo settore e gli stand dedicati ai sapori e alle produzioni locali.

Tra le collaborazioni di rilievo, quella con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che contribuisce ad arricchire il programma con contenuti culturali e progettuali, rafforzando il dialogo tra territorio e mondo accademico.

Una tradizione che si rinnova

La Fiera di San Giuseppe rappresenta uno dei momenti storici più sentiti dalla comunità pandinese. Nata alla fine dell’Ottocento, continua a evolversi mantenendo saldo il legame con le sue radici. Non è soltanto una festa, ma un’occasione per valorizzare il tessuto economico, sociale e culturale del paese.

La presenza delle associazioni, delle attività commerciali, delle realtà produttive e dei volontari testimonia la vitalità di un territorio che sa fare rete e che, anno dopo anno, rinnova una tradizione capace di unire generazioni diverse.

Un invito a scoprire Pandino

Visitare Pandino durante la Fiera significa non solo partecipare a un evento, ma anche scoprire uno dei borghi più suggestivi della provincia di Cremona. Il Castello Visconteo, con la sua architettura imponente e la sua storia, diventa la cornice ideale per una giornata all’insegna della condivisione.

La Fiera di San Giuseppe 2026 si prepara così a essere ancora una volta un momento di comunità e di apertura, capace di raccontare Pandino nella sua dimensione più autentica.

L’appuntamento è per domenica 15 marzo: una giornata da vivere tra tradizione e nuove prospettive, nel cuore del territorio cremonese.

“Sacro Cuore Il Suo Regno non avrà mai fine” al Cinema Chaplin di Cremona

Domani, 2 e 3 marzo, il Cinema Chaplin di Cremona propone la proiezione di “Sacro Cuore Il Suo Regno non avrà mai fine”, documentario diretto da Steven e Sabrina Gunnell e realizzato in occasione del 350° anniversario delle apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque, avvenute a Paray le Monial, nel cuore della Borgogna.

Il film ricostruisce il contesto storico e spirituale della Francia del XVII secolo, alternando scene di ricostruzione a testimonianze contemporanee e riflessioni teologiche. Al centro del racconto, il significato delle apparizioni e la nascita di una devozione destinata a diffondersi ben oltre i confini francesi.

L’opera non si limita a uno sguardo storico. Il documentario mostra come il Sacro Cuore sia diventato, nel tempo, un simbolo universale di amore misericordioso, capace di parlare a generazioni diverse e a persone provenienti da contesti culturali e sociali differenti. Un messaggio che attraversa i secoli e continua a interrogare il presente.

Attraverso un viaggio che unisce passato e contemporaneità, “Sacro Cuore Il Suo Regno non avrà mai fine” propone una riflessione sull’eredità spirituale di questa devozione e sulla sua capacità di generare speranza anche nel mondo di oggi.

Un appuntamento per chi è interessato alla storia religiosa, al cinema documentario e ai temi spirituali, in programma al Cinema Chaplin di Cremona nelle giornate del 2 e 3 marzo.

Bach e Weinberg al Museo del Violino: due serate con Mario Brunello e l’Accademia Stauffer

Giovedì 5 e venerdì 6 marzo, alle ore 20.30, il Museo del Violino di Cremona ospita Bach ~ Weinberg | La giusta distanza, progetto artistico che vede protagonista Mario Brunello insieme ai giovani violoncellisti dell’Accademia Stauffer: Luís Dias Canali, Chiara Kaufman, Mattia Midrio e Giada Moretti.

Il doppio appuntamento chiude un percorso di approfondimento che Brunello ha sviluppato con gli allievi, intrecciando alta formazione e pratica concertistica. Un’esperienza che rispecchia la vocazione dell’Accademia Stauffer: creare occasioni in cui il dialogo tra maestro e giovani musicisti diventa parte integrante della costruzione artistica.

Al centro del programma c’è un confronto tra epoche lontane ma sorprendentemente vicine. Da un lato i Preludi dalle Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach, vere soglie sonore e architettoniche che hanno ridefinito il linguaggio dello strumento; dall’altro le quattro Sonate per violoncello solo di Mieczysław Weinberg, tra i compositori più significativi del Novecento, a lungo rimasto ai margini del repertorio più frequentato.

Weinberg, nato a Varsavia nel 1919 e poi attivo in ambito sovietico, ha lasciato un catalogo vastissimo: sinfonie, quartetti, musica da camera e teatro musicale. Nelle Sonate per violoncello solo – composte tra il 1960 e il 1985 – emerge una scrittura intensa e personale, capace di reinventare l’espressività dello strumento con una forza visionaria e introspettiva.

L’accostamento con Bach non stabilisce gerarchie, ma crea una sorta di circolarità del tempo musicale: il Settecento e il Novecento si rispecchiano nella libertà inventiva e nella ricerca di nuove possibilità sonore. Brunello interpreterà quattro Preludi bachiani, mentre i giovani violoncellisti daranno voce all’intero corpus delle Sonate di Weinberg, in un’alternanza che mette in evidenza il dialogo tra generazioni.

Il progetto si inserisce nel cartellone de I Concerti della Stauffer, rassegna che propone a Cremona un confronto costante tra tradizione e contemporaneità, valorizzando il Museo del Violino come luogo di ascolto, studio e sperimentazione.

I concerti sono a ingresso libero con prenotazione su Eventbrite. Un’opportunità per ascoltare grande musica dal vivo e per seguire da vicino il lavoro di giovani interpreti in uno dei contesti più significativi della scena musicale cremonese.

Un Rembrandt alla Pinacoteca Ala Ponzone

Dal 6 marzo fino al mese di giugno, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona ospiterà una mostra dedicata a uno dei protagonisti assoluti della pittura europea del Seicento: Rembrandt van Rijn.

L’esposizione nasce da uno scambio tra istituzioni museali: la Pinacoteca ha concesso in prestito un’opera di Giuseppe Arcimboldo, ottenendo in cambio l’arrivo a Cremona di un dipinto di Rembrandt. Un’operazione che testimonia come anche musei di dimensione non metropolitana possano inserirsi in circuiti internazionali di collaborazione, favorendo la circolazione delle opere e delle idee.

Un uomo “all’orientale”

Il dipinto in arrivo a Cremona raffigura un uomo abbigliato all’orientale, un soggetto che rientra pienamente nell’interesse di Rembrandt per l’esotismo, per la varietà dei costumi e per la resa intensa e analitica dei volti. Non si tratta di una semplice scena di genere: come spesso accade nell’opera del maestro olandese, l’attenzione è concentrata sulla luce e sull’espressione psicologica.

Rembrandt utilizza l’abbigliamento come strumento narrativo, ma è nella costruzione luminosa e nel trattamento della materia pittorica che emerge la sua cifra stilistica. Il volto, modellato attraverso forti contrasti chiaroscurali, diventa il centro emotivo dell’opera. L’“orientalità” non è descrizione etnografica, ma suggestione culturale, segno di un’Europa del Seicento curiosa e attraversata da scambi commerciali e intellettuali.

Un’occasione per rileggere la collezione

L’arrivo di un’opera di Rembrandt offre anche l’opportunità di rileggere la collezione della Pinacoteca Ala Ponzone in una prospettiva più ampia. Mettere in dialogo un maestro olandese con il patrimonio locale permette di osservare affinità e differenze, confrontando scuole pittoriche, sensibilità e soluzioni tecniche.

Lo scambio con l’opera di Arcimboldo, a sua volta artista di respiro europeo, ricorda come la storia dell’arte sia fatta di circolazioni e contaminazioni, non di confini rigidi.

Una mostra di respiro internazionale in città

La presenza di un dipinto di Rembrandt a Cremona per alcuni mesi rappresenta un’occasione significativa per il pubblico locale e per i visitatori interessati alla pittura del Seicento. Non è frequente poter osservare da vicino un’opera del maestro olandese senza spostarsi verso grandi capitali europee.

La mostra, visitabile da marzo a giugno, si inserisce così nel calendario culturale cittadino come un appuntamento di rilievo, capace di ampliare l’offerta museale e di proporre un confronto diretto con uno dei grandi nomi della storia dell’arte.

San Carlo Acutis a Cremona: una semplicità che ti entra nel cuore

Hai mai pensato che un ragazzo normale, uno come tanti, possa diventare santo proprio vivendo le cose di tutti i giorni? A Cremona c’è ora una mostra che te lo fa toccare con mano. Si chiama “Una semplicità straordinaria” ed è dedicata a San Carlo Acutis, il giovane che ha trasformato la sua vita quotidiana in un capolavoro di fede e amore.

Carlo Acutis: Computer programmer, Eucharist devotee, first millennial saint  - Catholic Review

Dal 23 febbraio al 5 marzo 2026, entra nella bellissima chiesa di San Luca e lasciati sorprendere da 27 pannelli che raccontano la sua storia. Non è la solita mostra: è un viaggio dentro una vita semplice, ma piena di luce. Carlo andava a messa ogni giorno, pregava il rosario, adorava l’Eucaristia con tutto sé stesso, aiutava i poveri con vestiti, cibo, coperte… e un sorriso vero. Salutava il panettiere, il verduraio, il macellaio come amici. Vedeva Gesù nei volti di chi soffre. E si chiedeva: “Ma in fondo, per cosa vale la pena vivere?”.

La sua risposta? Dio. Solo Dio. E da lì tutto diventava speciale.

Come dice sua mamma Antonia: «Una santità straordinaria nell’ordinarietà». E Papa Leone XIV, quando lo ha proclamato santo, ha aggiunto: «San Carlo è un invito a non sciupare la vita, ma a farne un capolavoro con le parole “Non io, ma Dio”».

Carlo Acutis: Masses held to mark canonisation of first millennial saint

Questa mostra ti parla dritto al cuore, soprattutto se sei giovane o se stai cercando un senso più grande nelle piccole cose di ogni giorno. È un’occasione per fermarti, riflettere, pregare.


Quando e come visitarla

Chiesa di San Luca, Cremona

Da lunedì 23 febbraio a giovedì 5 marzo 2026

Tutti i giorni: 9:00–12:30 e 15:00–18:00 (tranne durante le messe)

Inaugurazione speciale: Lunedì 23 febbraio alle 21:00 con adorazione eucaristica presieduta dal Vescovo Antonio Napolioni – un momento da non perdere!

Vuoi venire con amici, famiglia o catechismo? Puoi prenotare una visita guidata chiamando il 349 8657807.

Carlo Acutis era un ragazzo di oggi, con computer, amici, passioni… eppure ha scelto di mettere Dio al primo posto. E se lo ha fatto lui, possiamo provarci anche noi.

Vieni a Cremona, entra in San Luca e lasciati ispirare da questa semplicità che cambia tutto.

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