Cremona celebra la musica d’eccellenza: i 25 anni del Quartetto di Cremona e i 40 anni dell’Accademia Stauffer

Domenica 6 luglio 2025, Cremona ha vissuto una serata di straordinaria intensità culturale e musicale. Nella suggestiva cornice dell’Auditorium Giovanni Arvedi, all’interno del Museo del Violino, si è svolto un concerto-evento capace di riunire pubblico, artisti e istituzioni in un’unica grande celebrazione: i 25 anni dalla fondazione del Quartetto di Cremona e i 40 anni di attività dell’Accademia Stauffer, una delle realtà formative più prestigiose a livello internazionale per la musica da camera.

Una doppia ricorrenza che ha sottolineato l’identità profonda di Cremona come città della musica, luogo in cui la grande tradizione liutaria convive con una vivace contemporaneità culturale.

Due anniversari, una sola origine: l’eccellenza cremonese

Il Quartetto di Cremona nasce nel 2000 proprio all’interno dell’Accademia Stauffer, che da quarant’anni è punto di riferimento internazionale per la formazione di giovani talenti nel campo del quartetto d’archi. I quattro musicisti – Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, Simone Gramaglia e Giovanni Scaglione – sebbene tutti genovesi, hanno trovato proprio a Cremona il luogo ideale per crescere artisticamente.

Il legame con la città è talmente profondo che nel 2015 il quartetto è stato insignito della cittadinanza onoraria di Cremona, riconoscimento raro e simbolico per una formazione che ha portato il nome della città in tutto il mondo, dalle principali sale da concerto europee alla Carnegie Hall di New York.

Oggi il Quartetto di Cremona è considerato tra le formazioni cameristiche più autorevoli a livello internazionale, apprezzato per il rigore interpretativo, l’intensità emotiva e una continuità artistica rara nel panorama musicale odierno.

Il concerto: tra eredità e futuro

Il programma della serata ha rappresentato idealmente il dialogo tra generazioni e la trasmissione del sapere musicale. In apertura si è esibito il giovane Quartetto Thumos, gruppo emergente cresciuto anch’esso all’interno della Stauffer, che ha interpretato con grande sensibilità il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi – un brano intenso, raro e profondamente legato alla tradizione musicale italiana.

A seguire, il Quartetto di Cremona ha incantato il pubblico con una delle opere più celebri del repertorio cameristico: il Quartetto n. 14 in re minore D.810 “La Morte e la Fanciulla” di Franz Schubert, eseguito con quella maturità interpretativa che deriva da un sodalizio musicale lungo un quarto di secolo.

Un’interpretazione vibrante e partecipata, che ha suscitato una risposta entusiasta da parte del pubblico, presente numeroso all’Auditorium del Museo del Violino.

Il ritorno di Ulisse in patria: la grande opera di Monteverdi incanta il Teatro Ponchielli di Cremona

Nel cuore della città della musica, il Teatro Ponchielli si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi della stagione: Il ritorno di Ulisse in patria, capolavoro di Claudio Monteverdi, in scena venerdì 13 giugno alle ore 20.00 e sabato 14 giugno alle ore 18.00.

Un evento che celebra l’anima musicale di Cremona e offre al pubblico un’esperienza culturale di altissimo livello, capace di coniugare storia, mito e grande arte.

Un capolavoro senza tempo

Composta nel 1640, Il ritorno di Ulisse in patria è un’opera che, sebbene nata più di tre secoli fa, conserva intatta la sua forza espressiva e il suo fascino.
Ispirata agli ultimi canti dell’Odissea, racconta il ritorno di Ulisse a Itaca dopo vent’anni di assenza e le sfide che lo attendono per riconquistare il suo regno e il cuore di Penelope.

Divisa in tre atti, l’opera intreccia magistralmente il mondo degli dèi con quello degli uomini, alternando episodi di intensa umanità a momenti di grande tensione drammatica. La scrittura musicale di Monteverdi sa commuovere e sorprendere, fondendo il lirismo con una profonda capacità narrativa.

Una produzione di grande prestigio

Per questa nuova messa in scena, il Teatro Ponchielli ospiterà una squadra artistica di eccellenza.

Alla regia troviamo Davide Livermore, figura di spicco nel panorama operistico internazionale, noto per la sua capacità di fondere la tradizione con un linguaggio visivo contemporaneo e innovativo.

La direzione musicale è affidata a Michele Pasotti, alla guida dell’ensemble La Fonte Musica, vincitore del prestigioso Premio Abbiati nel 2023 come miglior ensemble dell’anno. Il suono raffinato e filologico di questo gruppo contribuirà a restituire tutta la ricchezza e la modernità della partitura di Monteverdi.

Il Teatro Ponchielli: un luogo simbolo della cultura a Cremona

Sede di alcune delle più importanti stagioni liriche e musicali della Lombardia, il Teatro A. Ponchielli è uno dei cuori pulsanti della vita culturale di Cremona.

Ospitare Il ritorno di Ulisse in patria non è solo un omaggio al genio di Monteverdi — che con Cremona condivide le origini e l’eredità musicale — ma anche un invito per cittadini e visitatori a vivere la città attraverso le sue eccellenze artistiche.

Info utili e biglietti

I biglietti per Il ritorno di Ulisse in patria saranno in vendita a partire dal 20 marzo.

Ecco le tariffe previste:

  • Platea e palchi centrali: € 60,00 (ridotto € 55,00)
  • Palchi laterali: € 50,00 (ridotto € 45,00)
  • Galleria: € 40,00 (ridotto € 35,00)
  • Loggione: € 22,00
  • Biglietto studenti: € 15,00

Un’occasione unica per vivere un grande spettacolo in uno dei teatri storici più affascinanti d’Italia.

Un invito a scoprire Cremona

Partecipare a Il ritorno di Ulisse in patria è anche un’opportunità per vivere Cremona in un fine settimana all’insegna della musica, dell’arte e della bellezza.

Dalla visita al Museo del Violino ai percorsi sulle tracce di Stradivari, dal patrimonio architettonico del centro storico alle eccellenze enogastronomiche del territorio: ogni angolo della città racconta un legame profondo con la cultura.

Il Teatro Ponchielli vi aspetta per un appuntamento che saprà emozionarvi e coinvolgervi. La grande musica è di casa a Cremona.

Simone Fernando Sacconi: il liutaio che portò Cremona nel cuore del mondo

Ci sono figure che non appartengono solo alla loro epoca, ma attraversano il tempo lasciando un’eredità viva e fertile. Simone Fernando Sacconi è una di queste. Maestro liutaio, restauratore, ricercatore e divulgatore, Sacconi ha rappresentato un punto di svolta nella storia della liuteria mondiale, riuscendo a unire in modo unico il rispetto per la tradizione e la spinta verso l’innovazione.

Nato a Roma nel 1895, ma profondamente legato alla scuola cremonese, Sacconi dedicò la sua vita a studiare e far rivivere l’arte liutaria italiana, in particolare quella di Antonio Stradivari. Il suo nome è oggi sinonimo di rigore scientifico applicato all’artigianato, di passione per la conoscenza e di una profonda capacità di osservare e comprendere gli strumenti musicali come organismi viventi.

Il suo percorso lo portò fino agli Stati Uniti, dove divenne figura centrale del laboratorio della Wurlitzer a New York, per poi collaborare con il Metropolitan Museum. Fu proprio lì che le sue competenze divennero patrimonio condiviso, formando generazioni di liutai e contribuendo a creare un nuovo standard internazionale nella conservazione e nella costruzione degli strumenti ad arco.

Il suo libro “I ‘Segreti’ di Stradivari”, pubblicato nel 1972, resta ancora oggi una pietra miliare per chiunque si avvicini al mondo della liuteria. Un’opera che nasce non solo dalla sapienza tecnica, ma anche da un’immensa dedizione alla ricerca e all’osservazione diretta degli strumenti antichi, molti dei quali passati dalle sue mani.

A raccontare con passione e rigore questa straordinaria figura è la giornalista e critica musicale Wanna Zambelli, in un articolo recentemente pubblicato su Artribune. Un testo che consigliamo a tutti coloro che desiderano scoprire non solo la vita di Sacconi, ma anche la forza culturale e simbolica che Cremona esercita ancora oggi a livello internazionale.

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